Diritti violati
In occasione del 30esimo anniversario della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza il Comitato per i diritti umani, una coalizione di organizzazioni e gruppi laici e religiosi, esorta l’Italia a considerare la difficile condizione giuridica dei minori migranti e dei bambini, figli di immigrati regolarmente residenti sul territorio.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata all’unanimità dall’Assemblea generale dell’Onu il 20 novembre 1989 e ratificata da 196 paesi, è una conquista importante per l’umanità. Nella Convenzione, per la prima volta si riconosce che i minorenni sono titolari di diritti e non soltanto beneficiari di protezione e assistenza da parte degli adulti.

Nell’arco dei trent’anni dalla approvazione della Convenzione, molti stati firmatari hanno conformato la propria legislazione ai principi esposti dalla stessa e adottato nuove leggi in grado di garantire nelle loro nazioni un maggiore rispetto dei diritti dei minorenni.

L’Onu ha istituito il Comitato sui diritti dell’infanzia con il compito di esaminare i progressi dei vari stati parti nella messa in pratica degli obblighi sanciti dalla Convenzione. L’Italia, che ha ratificato la Convenzione nel 1991, è stata più volte sottoposta al meccanismo di controllo sulla sua attuazione e a febbraio 2019 il Comitato ha individuato diverse aree critiche.
Le principali sono:

  • la discriminazione, soprattutto nell’accesso ai servizi sanitari, in base all’area geografica di appartenenza e la prevalenza di atteggiamenti negativi nei confronti dei bambini in base al loro status, origine, orientamento sessuale e identità di genere.
  • In ambito educativo, l’alto tasso di abbandono scolastico di minori Rom, Sinti e Camminanti, le condizioni fatiscenti e la carenza dell’indispensabile in numerosi edifici scolastici, bullismo e cyberbullismo, la scarsità di servizi per la prima infanzia nel Sud del paese;
  • la condizione dei bambini rifugiati e richiedenti asilo soprattutto a seguito del primo decreto sicurezza (decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113) che abolisce la protezione umanitaria e prolunga i tempi di ospitalità nei Centri di permanenza per il rimpatrio a 180 giorni. Vengono ricordate anche situazioni di difficoltà che perdurano da prima del decreto sicurezza, come la scarsità numerica e qualitativa di centri di accoglienza di tutti i livelli.

Il Comitato esorta l’Italia a considerare la condizione dei minori migranti, cui è prestata particolare attenzione data la forte vulnerabilità, al fine di assicurare l’accesso ai servizi di base e all’educazione primaria, facilitare i processi per la regolarizzazione e la riunificazione del nucleo familiare, ed infine nominare un tutore legale per i minori stranieri non accompagnati.

Nuova legge sulla cittadinanza

Ma l’Italia è anche chiamata ad adeguare la propria legislazione a partire da quanto è dichiarato nell’Articolo 7 della Convenzione: «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi».

Nel nostro paese ci sono oltre 800mila ragazzi e ragazze nati da genitori immigrati che non sono giuridicamente italiani. Lo potranno essere al compimento dei diciotto anni, secondo le leggi attuali. Perché negare a loro l’uguaglianza giuridica? Come spiegare tante indecisioni, tanti distinguo?

La risposta può essere una sola: il desiderio del consenso politico ci fa passare sopra ogni scrupolo morale anteponendo le ragioni del potere a quelle della giustizia. Il codice di cittadinanza per figli di immigrati che sono nati in Italia è il più restrittivo dell’Europa occidentale. È doveroso garantire equità, uguaglianza, inclusione. È arrivato il momento di riconoscere un effettivo diritto di cittadinanza alle bambine e ai bambini che vivono, crescono, studiano e si formano nel nostro paese.

Sono ben note le peripezie burocratiche a cui sono costretti a sottomettersi figli e figlie nati in Italia da genitori stranieri, o giunti da piccoli nel nostro paese o figli adottivi da paesi non-europei per ottenere il diritto alla cittadinanza italiana.

«Di una nuova legge sulla cittadinanza – come sostiene Luigi Manconi – hanno bisogno non solo gli stranieri ma tutta l’Italia. Per una convivenza pacifica tra italiani e stranieri, riducendo tensioni e conflitti e disinnescando la tentazione della chiusura da parte dei residenti e quella dell’auto-ghettizzazione da parte dei nuovi arrivati. Lo ius culturae corrisponde a ciò che potremmo definire “altruismo interessato”, che vuole combinare insieme le esigenze degli italiani e quelle degli stranieri. 

E il tempo è ora. È pretestuoso come affermano certuni sostenere che lo ius culturae non è una priorità con tutto ciò che accade in Italia… un sovranismo meschino che gerarchizza le sofferenze: il dissesto idrogeologico, la crisi industriale… e se ce ne sarà tempo e modo, la discriminazione etnica».

Il diritto di un bambino alla nazionalità, attraverso il registro delle nascite e la cittadinanza, è fondamentale perché i bambini possano impegnarsi nella società civile e godere di benefici sociali come la formazione nella scuola pubblica.

«Non riconoscere la cittadinanza a coloro che sono nati o cresciuti nel nostro paese con origine diversa – rilanciano associazioni da Cara Italia a Neri Italiani – vuol dire negare la realtà: ovvero che l’Italia è da sempre uno stato multiculturale dove la radicata identità nazionale e locale deve dialogare con una molteplicità di culture diverse all’interno di una compagine di valori condivisi.

Ancora una volta è come se quel milione circa di italiani che vede negato un diritto fondamentale, non contasse nulla. La lotta per l’estensione del diritto di cittadinanza è una lotta giusta, che va nella direzione dell’eliminazione delle diseguaglianze sociali e politiche. E’ una battaglia sacra per il bene di questo nostro paese».

 

Del Comitato per i diritti umani fanno parte:
Fondazione Nigrizia
Movimento Nonviolento
Combonifem
Monastero del Bene Comune di Sezano (Vr)
Associazione per la pace



Ius culturae
Dà la possibilità di ottenere la cittadinanza per il minore straniero nato in Italia o arrivato qui prima di compiere dodici anni, che abbia frequentato regolarmente la scuola per almeno cinque anni e abbia completato il ciclo con successo.