Ciad-Francia / Contenzioso
Il dispositivo militare francese Epervier, attivo in Ciad dal 1986, non può più rimanere “gratis” nel paese africano. Lo ha detto il presidente Idriss Déby, dimenticandosi che solo due anni fa lo Sparviero gli ha salvato la poltrona.

Parigi vuole continuare a mantenere in Ciad il suo dispositivo militare Epervier (Sparviero)? E allora paghi? Lo ha affermato il presidente ciadiano Idriss Déby (nella foto), in occasione dei 50 anni di indipendenza del paese dalla Francia, ex potenza coloniale, sostenendo che è necessario un accordo che stabilisca il costo di questa presenza.

 

Déby, al potere da vent’anni, ha scandito: «La presenza oggi d’Epervier non ha nulla a che vedere con la nostra indipendenza e la nostra sovranità. I francesi non sono qui per aiutare o sostenere un governo o un regime». E ancora: «Se Parigi afferma di non avere i mezzi per pagare e vuole andarsene, non saremo noi a impedire la partenza di Epervier». La Francia ha subito reagito, dicendosi disposta a trattare se le dichiarazioni di Dèby «saranno confermate nel quadro della relazione bilaterale».

 

Il dispositivo Epervier, operativo dal 1986, conta circa 950 uomini e un bel po’ aerei da caccia Mig. Due le basi: presso l’aeroporto della capitale N’Djamena e presso l’aeroporto di Abeché, nell’est del paese. Il fronte aperto da Déby va collocato nel quadro della recente normalizzazione delle relazioni con il Sudan: un accordo dello scorso febbraio prevede che i due paesi non sostengano più le rispettive guerriglie e che diano vita ad una forza mista ciadiano-sudanese di 3000 uomini da dislocare lungo la frontiera.

 

Sul tema è intervenuto anche Saleh Kebzabo, del Coordinamento dei partiti politici per la difesa della costituzione, in quale ha ironizzato sulla «tardiva scoperta della sovranità» da parte di Déby e ha ricordato che la presenza militare francese ha consentito sia al regime di Hissène Habré sia a quello Idriss Déby di mantenersi a galla. In effetti, nel febbraio del 2008, sono state le forze francesi a respingere i ribelli, che avevano in mano la capitale tranne il palazzo presidenziale e l’aeroporto, e a salvare il collo a Déby.

 

Quanto alle possibili reazioni della Francia di fronte alla richiesta del presidente ciadiano, va ricordato che nel corso del 25° summit Africa-Francia (Nizza, 31 maggio-1 giugno 2010) Parigi aveva ventilato di ridurre, nell’arco di qualche anno, la propria presenza militare in Africa. Oltre che in Ciad, la Francia ha altre quattro le basi militari in Africa: Gibuti, Costa d’Avorio, Gabon e Senegal (in quest’ultimo paese ha ritirato le truppe lo scorso giugno, ma ha mantenuto una base d’appoggio per la marina). Ottomila gli uomini impiegati complessivamente per difendere, queste le motivazioni ufficiali, gli interessi economici di Parigi e per combattere il terrorismo. (rz)