Votato documento ad Addis Abeba
Secondo l’Ua, non è opportuno che la Corte penale internazionale approvi la richiesta di arresto avanzata dal procuratore Luis-Moreno Ocampo lo scorso luglio.

Il consiglio esecutivo dell’Unione africana (Ua), composto dai ministri degli esteri dei 53 stati membri, riunito ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, dove oggi inizia il dodicesimo vertice ordinario dell’Ua, ha votato un documento che si pronuncia contro un mandato d’arresto a carico del presidente del Sudan Omar el-Bashir, sul quale deve esprimersi la Corte penale internazionale (Cpi).

Dopo essersi detti più volte contrari all’incriminazione di El -Bashir, in un nuovo documento, i ministri africani si dicono preoccupati per la richiesta avanzata il 14 luglio 2008 dal procuratore generale della Cpi, Luis-Moreno Ocampo, che accusa il leader sudanese di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Teatro di questi reati il Darfur, la regione occidentale del Sudan dove è in corso da oltre cinque anni una guerra civile, che vede da una parte il regime di Khartoum e dall’altra i movimenti armati che chiedono una migliore ripartizione delle risorse e una maggiore autonomia di questi territori.

L’Ua, si legge nel documento, «tenuto conto del delicato processo di pace in corso in Sudan, ritiene che se la richiesta del procuratore fosse accolta c’è il rischio di compromettere gli sforzi che si stanno facendo in direzione della pace».

Ma Jean Ping, presidente della Commissione Ua, ha fornito un ulteriore elemento, parlando con i giornalisti: «Nel nostro dibattito è emerso un problema: e cioè che la Cpi ha nel mirino solo leader africani. Ora, un giudice deve essere imparziale (…) La legge deve essere applicata a tutti e non solo ai deboli».
Intanto, sempre al vertice di Addis Abeba, oggi è stato nominato il nuovo presidente di turno dell’Unione africana, si tratta del leader libico Muammar Gheddafi, che prende il posto del tanzaniano Jakaya Mrisho Kikwete
Tra gli altri temi all’ordine del giorno ci sono la crisi nel Madagascar e la discussione sul futuro dell’organizzazione. Gheddafi ha infatti spinto per la formazione di un “governo dell’Unione”, ipotesi che preoccupa molti capi di stato africani, poco inclini a trasferire all’Ua parte della propria sovranità. Al momento l’unica decisione in proposito riguarda la denominazione della Commissione.