Madagascar / Lavoro

I sindacati dei lavoratori e i datori di lavoro hanno concordato martedì un aumento del salario minimo (Smig) da 168 mila a 200 mila ariary, ovvero da 45 a 54 dollari mensili.

Si compie così una delle promesse elettorali del presidente Andry Rajoelina. L’aumento andrà però a beneficio di pochi lavoratori, dal momento che il 90% della popolazione malgascia sopravvive grazie all’economia informale.

Il vice segretario generale della Confederazione generale dei sindacati dei lavoratori del Madagascar, Fetra Harinoro, riconosce un aumento significativo ma insufficiente. «Non è davvero positivo se si confronta questo aumento con l’inflazione che è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni. E soprattutto perché i commercianti alzeranno sicuramente i prezzi quando sentiranno parlare di questo aumento di stipendio», dice.

Questo salario minimo non permetterà comunque ai lavoratori di spostarsi al di sopra della soglia di povertà, sostiene Barson Rakotomanga, segretario generale del sindacato Solidarnosc Madagascar, piattaforma che riunisce una quarantina di organizzazioni. «Questo aumento è un dono e noi lo prendiamo», concede. Ma occorre far notare che 200 mila ariary corrispondono a un guadagno di 1,75 dollari al giorno, una cifra ancora sotto la soglia di povertà, fissata a 1,90 dollari al giorno».

Per ottenere l’aumento ai datori di lavoro sono state fatte alcune concessioni: nessuna imposta sulle prime 20 ore di straordinari, sui salari inferiori a 350 mila ariary (84 euro) e una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro. Ciò nonostante le piccole imprese (Pmi) lamentano un aumento dei costi importante a fronte di un’economia in grande difficoltà. «Abbiamo chiesto al presidente che la tassa per le Pmi sia portata dal 20 al 10% per coloro che guadagnano fino a 100 milioni di ariary (circa 27.000 dollari) di profitto annuale», fa sapere Erick Rajaonary, presidente del gruppo dei datori di lavoro malgasci. (Radio France International)