Mali / Elezioni 2018

Ieri gli elettori maliani si sono recati alle urne per il secondo turno delle elezioni presidenziali, per scegliere tra il Capo di Stato uscente Ibrahim Boubacar Keita e il suo sfidante Soumaïla Cissé. Una sfida identica a quella del 2013, contraddistinta dalla poca partecipazione degli aventi diritto al voto e da diversi incidenti e violenze segnalati nel Nord e nel centro del paese, tra cui l’uccisione del presidente di un seggio elettorale nel villaggio di Arkodia, a sud ovest di Timbuctu.

Nel primo turno, lo scorso 29 luglio, Keita si è imposto con il 41,4% dei voti, mentre Cissé ha ottenuto il 17,8% delle preferenze. Anche in quell’occasione sono stati segnalati diversi casi di violenza che hanno impedito lo svolgimento pacifico del voto almeno nel 20% dei seggi e in un 3% ha bloccato del tutto il processo, così che circa 246 mila persone non hanno potuto votare.

La partecipazione degli elettori è stata probabilmente più bassa di quella registrata al primo turno, che si era fermata al 43%, nonostante i due candidati abbiano fatto appello alla mobilitazione e in tutto il paese sia stato schierato un ingente apparato di sicurezza.

Il governo di Bamako ha schierato 6000 soldati in più, oltre ai 30 mila già in campo nel primo turno, specialmente nella regione di Mopti, nel centro del paese, fra le più colpite dagli attacchi. All’inizio della giornata elettorale tutto sembrava essere iniziato nella calma, ma poi sono arrivate le prime cattive notizie. Intorno alle 13,30 il seggio di Arkodia è stato attaccato da un gruppo di uomini armati in sella a delle moto che hanno ucciso il presidente del seggio mentre cercava di fuggire. Poi sono giunte le prime notizie di operazioni di voto sospese a Sendegué e Takoutala nella regione centrale attorno a Mopti e in seguito a Bouati. In molti luoghi nel resto del paese è stata segnalata l’assenza del presidente del seggio o la mancanza delle liste elettorali.

Il clima di questo voto sembra essere quello della sfiducia. L’opposizione, Cissé compreso, nei giorni scorsi ha denunciato brogli e irregolarità avvenuti nel primo scrutinio. Ben 18 dei candidati al primo turno hanno detto che non avrebbero accettato il risultato e hanno presentato ricorsi presso la Corte Costituzionale. Sabato a Bamako è stata organizzata una marcia di protesta contro la “frode elettorale” del primo turno. (Jeuneafrique)