Le tappe del nuovo conflitto
Prosegue l’avanzata dei combattenti tuareg verso le grandi città del nord con il conseguente flusso di civili in fuga. La ripresa della ribellione indipendentista dei popoli di lingua tamashek, ha già provocato almeno 50.000 sfollati. Ma sta anche mettendo a dura prova il governo di Bamako alla vigilia delle elezioni.

Dal 17 gennaio, data d’inizio della nuova offensiva indipendentista, sono già sette le città del nord del Mali attaccate dal Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (MNLA). L’ultima, l’8 febbraio, è Tinzaouatène, nel nord-est, proprio sul confine algerino, nella regione di Kidal.

Il primo attacco, quello che ha aperto questa nuova fase dell’annoso conflitto tra le popolazioni touareg e il governo di Bamako dopo gli accordi di pace siglati nel 2009, è stato compiuto più a sud, nella regione di Gao, sulle città di Ménaka e Andéramboukane (vicino al confine con il Niger). Solo ventiquattrore dopo sono cadute Aguelhoc e Tessalit (vicino alla frontiera algerina), seguite, a distanza di una settimana, dall’apertura di un nuovo fronte a nord-ovest, vicino al confine con la Mauritania, con la presa di Léré e Niafounké. Conquiste, queste, facilitate dalla strategia adottata dall’esercito: ritirare i contingenti dalle postazioni isolate per concentrare le forze a difesa delle grandi città: Kidal, Gao e Timbouctou.

 

Con l’intensificarsi degli scontri e l’avanzata dei touareg verso le grandi città, aumenta anche il flusso di civili in fuga. Almeno 30.000 sfollati interni, 10.000 in Niger, 9.000 in Mauritania e 3.000 in Burkina Faso, secondo i dati della croce Rossa Internazionale e dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati.

 

Un’offensiva improvvisa, compiuta da un movimento che appare ben organizzato e molto ben equipaggiato in armi, rafforzato, sostiene Bamako, dall’afflusso dalla Libia di ex combattenti pro-Gheddafi. Ma rinvigorito anche dalle defezioni di soldati che si uniscono ai ribelli e dal sostegno, diretto e indiretto, di una consistente parte della popolazione. Non solo touareg. A nemmeno due settimane dall’inizio di questo nuovo conflitto, all’inizio di febbraio, la capitale è stata, infatti, investita da una serie di manifestazioni spontanee. Le donne dei soldati impegnati nei combattimenti, hanno raggiunto il palazzo Presidenziale denunciando la mancanza di informazioni sulla sorte dei mariti e la cattiva gestione della crisi da parte dell’esecutivo. Le proteste si sono estese in seguito anche ad città del paese.

Solo pochi giorni prima il presidente Amadou Toumani Toure aveva lanciato un appello, invitando i maliani a non fare “amalgama” con ribelli e civili touareg. Appello rilanciato più volte negli ultimi giorni, assieme alla richiesta di un cessate-il-fuoco rivolto ai vertici del MNLA, invitati a sedersi ad un tavolo negoziale. Inviti che sono stati però decisamente respinti dal Movimento, che accusa il governo di aver mantenuto un atteggiamento discriminatorio nell’inserimento di touareg ai posti di potere, e torna a rivendicare l’indipendenza dei territori della regione dell’Azawad (territorio storicamente abitato dalle popolazioni nomadi di lingua tamashek che comprende il nord del Mali e del Niger, e parte dell’Algeria del sud).

Il governo dell’ex colonia francese appare intimorito. Anche perché l’apertura inattesa di questo nuovo scenario – che evidenzia le carenze e gli errori compiuti sul piano dell’unità nazionale dopo la fine del precedente conflitto – arriva in un momento particolarmente delicato: le elezioni presidenziali del 29 aprile, previste in concomitanza con un referendum costituzionale, a cui seguiranno, a giugno e luglio, le legislative.

Apertamente preoccupata è invece Parigi. La Francia teme il dilagare del conflitto al vicino Niger e la ripresa delle ostilità dei gruppi touareg nella regione mineraria di Arlit, da cui Areva, il colosso francese del nucleare, estrae un terzo dalla sua produzione mondiale (oltre 8.600 tonnellate nel 2009). (m.t.)

Per approfondire (usando il motore di ricerca in alto):

Mali: accordi di pace tra ribelli e governo, 23/07/2008
Tuareg contro le multinazionali dell’uranio, 14/11/2007