Incidente diplomatico con Mauritania e Algeria
Pierre Camatte, cittadino francese rapito tre mesi fa in Mali, da una cellula di Al Qaeda, è stato liberato ieri, grazie ad uno scambio di prigionieri con un gruppo di terroristi detenuti nel paese.

È stato liberato nella serata di ieri Pierre Camatte, 61 anni, l’ostaggio francese rapito il 26 novembre scorso a Menaka, nel nord-est del Mali, dalla branca maghrebina di Al-Qaida. La sua liberazione, avvenuta nella regione di Kidal, nel nord del Mali, è stata frutto di una trattativa per lo scambio di prigionieri tra Al-Qaida nel Maghreb Islamico e il governo di Bamako, che avrebbe provveduto a rilasciare quattro presunti terroristi detenuti nel paese. Si tratta di un mauritano, due algerini e un burkinabè.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha subito ringraziato il presidente maliano Amadou Toumani Touré per come ha gestito la crisi e ha assicurato «il sostegno della Francia nella lotta contro il terrorismo».
La liberazione avviene però nel contesto di una crisi diplomatica tra il Mali e due paesi vicini. La Mauritania, lunedì, e l’Algeria, ieri, hanno deciso di richiamare i propri ambasciatori «per una consultazione».

E oggi il ministero degli esteri algerino ha emesso un comunicato in cui sostiene che la decisione di liberare i quattro terroristi ricercati dai paesi vicini «è un fatto pericoloso per la stabilità e la sicurezza della regione sahelo-sahariana e, obiettivamente, è funzionale agli interessi del gruppo terroristico». Gli ha fatto eco, in Mauritania, il portavoce del partito al potere (Unione per la Repubblica), Saleh Ould Dehmache, il quale ritiene che quella maliana sia stata una scelta «non ben calcolata, perché incoraggia i misfatti dei gruppi fuorilegge che minacciano la pace nell’intera regione».

Al-Qaida nel Maghreb islamico trattiene tuttora nel deserto maliano altri cinque ostaggi, catturati in territorio mauritano: si tratta di tre spagnoli, rapiti il 29 novembre e di una coppia di italiani, rapita il 17 dicembre. Per gli ostaggi spagnoli è stato chiesto a Madrid il pagamento di un riscatto, mentre per la liberazione di Sergio Cicala e della moglie Philomene Kaboré si chiede il rilascio di alcuni affiliati ad al-Qaeda, detenuti in Mauritania.