I tuareg chiedono sviluppo per il nord, ricco di miniere ma ancora arretrato
Rifiutata la tregua proposta al governo di Bamako dal gruppo ribelle tuareg ancora attivo nel nord del Mali. Gli scontri proseguiranno fino allo smantellamento della ribellione.

Nessuna tregua: questa la risposta del governo maliano alla richiesta di un cessate il fuoco da parte di uno dei gruppi della ribellione tuareg, l’Alleanza Tuareg del Nord Mali per il cambiamento (Atnmc), guidato da Ibrahim Ag Bahanga.

Il governo maliano ha affermato che non intende fermare gli scontri con i ribelli, né tanto meno, sedersi ad un tavolo con loro per discutere le loro richieste. Il ministro della Difesa di Bamako ha ribadito che l’obiettivo dell’esercito maliano è quello di “ripulire” il nord del paese dai gruppi armati e “antidemocratici”.

Sono in molti a spingere per una tregua tra il governo e la ribellione tuareg, che chiede maggior autonomia e una distribuzione equa dei proventi dello sfruttamento delle miniere di uranio nel nord del paese. I paesi confinanti, come Mauritania e Algeria, preoccupati per il destabilizzarsi dell’area, ma anche la comunità internazionale, l’Onu, la Libia e soprattutto la Francia, che nell’area ha grandi interessi economici messi in pericolo dagli scontri tra esercito e tuareg. A chiedere la fine delle ostilità e la ripresa del dialogo sono anche alcuni partiti politici maliani.

La crisi tra le due parti si è riacutizzata recentemente, secondo fonti dell’esercito maliano nel mese di gennaio sono stati uccisi 31 ribelli, e catturati altri 16, mentre si è consolidata la presenza delle truppe militari a Kidal, provincia feudo dei tuareg nel nord est del paese.

Il presidente Amadou Toumani Touré ha comunque confermato la volontà di tenere fede agli accordi di pace di Algeri, firmati nel 2008 con un altro gruppo ribelle, l’Alleanza per la democrazia e il cambiamento, che, a sua volta, ha confermato la disponibilità a continuare il dialogo intrapreso con Bamako. Un tavolo che però costa caro: gli ex-ribelli sono stati costretti a rinunciare ad uno statuto autonomo per il nord del paese, in cambio della promessa di un maggior sviluppo per le regioni settentrionali di Kidal, Gao e Timbuctù. La proposta è invece stata rifiutata dall’Atnmc di Ag Bahanga, che accusa il governo di non mantenere le promesse. Il nord del paese e le sue ricche miniere, sono il principale traino dell’economia del paese. Eppure le regioni del nord, abitate in prevalenza da tuareg, sono le più arretrate del Mali.