Armi, Conflitti e Terrorismo Mali
In continuo peggioramento la situazione securitaria e umanitaria
Mali: l’Onu spinge per un rinnovo della sua missione nel paese
La presenza della Minusma al fianco della giunta militare golpista è considerata indispensabile, in particolare dopo il ritiro della missione francese Barkhane. Ma a quasi dieci anni dal suo dispiegamento sono scarsi i risultati ottenuti nella lotta al terrorismo
16 Giugno 2022
Articolo di Antonella Sinopoli
Tempo di lettura 5 minuti
Peacekeepers del Bangladesh nella città di Gao, nel nord del Mali (Credit: Minusma / Wikimedia Commons)

A dieci anni da quel primo colpo di Stato (che rovesciò Amadou Toumani Touré) a cui seguì quello del 2020  e poi qualche mese dopo l’arresto del presidente di transizione, Bah Ndaw, e del suo primo ministro, Moctar Ouane – definito da qualcuno “un golpe nel golpe” – la situazione in Mali rimane ancora fortemente instabile. Ribellioni armate, violenze che superano i confini e una terribile situazione umanitaria (si calcola che almeno 7,5 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza per sopravvivere).

Cinque anni di transizione democratica – così come deciso dal parlamento militare ad interim nel febbraio scorso – in vista delle elezioni fissate al 2026, non saranno facili da gestire. E così pare che per Minusma, la missione delle Nazioni unite che dal 2013 si è impegnata a garantire la sicurezza nel paese e il cui mandato scadrà il 30 giugno prossimo, non sia ancora tempo di lasciare. Lo si saprà solo il giorno prima, quando è prevista la votazione al Palazzo di Vetro.

Del resto, anche l’ultimo report riguardante i risultati del programma di stabilizzazione nel paese, mostrano un andamento discontinuo con i passi indietro che superano quelli in avanti. Che la situazione resti «complessa e difficile» lo ha ammesso anche El-Ghassim Wane, rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per il Mali.

Lo ha detto nel corso del meeting del 13 giugno al Consiglio di sicurezza, in cui ha ribadito che l’instabilità è particolarmente preoccupante lungo l’area dei tre confini (Mali, Burkina Faso e Niger) e nel centro del paese. Infatti, sebbene – così afferma l’Onu – si possa parlare di un indebolimento dei gruppi jihadisti, questi ultimi continuano ancora a condurre frequenti attacchi contro le forze militari del Mali e della Minusma.

Una missione, quest’ultima, che risulta essere la più pericolosa rispetto a tutte le altre dispiegate nel mondo. Nel 2021 sono state 25 le vittime tra le forze di pace. Attacchi continuati anche nel 2022, come quello recente in cui 2 peacekeepers egiziani sono rimasti uccisi e uno ferito. Ma a pagare le spese delle violenze e delle violazioni dei diritti umani sono soprattutto le popolazioni civili, in particolar modo quelle sospettate dai gruppi armati di collaborare con le forze governative.

Basti guardare a un dato: da gennaio a marzo 2022 sono state uccise 543 persone rispetto alle 128 da ottobre a dicembre dello scorso anno. La missione Onu rimane dunque indispensabile – secondo il suo principale responsabile – e così la proroga di almeno un anno, sollecitata da El-Ghassim Wane nel briefing con il Consiglio di sicurezza.

All’incontro era presente anche il ministro degli esteri e della cooperazione internazionale del Mali, Abdoulaye Diop, che ha ribadito la volontà e l’ambizione del suo paese di lavorare per il ritorno della pace. «Le sfide che abbiamo di fronte sono numerose e complesse, ma non insormontabili», è stato detto nel corso dell’incontro.

Occorreranno ulteriori investimenti in armamenti, ma non risulta si sia parlato di allargare il contingente. Come ricorda lo stesso rappresentante dell’Onu, è l’accordo di pace il motivo principale del dispiegamento di Minusma.

Ed è anche il punto dolente: «devo riconoscere che il processo di attuazione è estremamente lungo. L’accordo di pace è stato firmato sette anni fa. Certo, sono stati compiuti progressi, è stato rispettato il cessate il fuoco, sono state attuate un certo numero di disposizioni e accordi. Ma gli aspetti fondamentali, che costituiscono il cuore dell’accordo, il Ddr (smobilitazione, disarmo e reinserimento) e le riforme istituzionali, restano ancora da attuare» ha dichiarato nel corso di una lunga intervista a Un News.

Intanto la situazione umanitaria negli anni ha continuato ad aggravarsi. Il numero degli sfollati è di almeno 360mil, 7,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza (erano 6 milioni lo scorso anno), almeno 2 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, mentre i fondi delle agenzie umanitarie scarseggiano. Il rappresentante dell’Onu parla di appena l’11% rispetto alle reali necessità. Un calo notevole rispetto al 38% dei fondi stanziati lo scorso anno. Insufficienti, ma certo più consistenti.

Infine, sul fronte delle relazioni istituzionali, rimane da vedere quale sarà la posizione del blocco regionale Ecowas/Cedeao a cui non piace l’idea di una transizione così lunga verso le elezioni e verso un governo civile. Avrebbero proposto un massimo di 16 mesi.

Inoltre, i paesi del blocco dell’Africa occidentale sono d’accordo sul mantenere le sanzioni nel caso in cui la giunta al potere, guidata dal colonnello Assimi Goita, non garantisca una velocizzazione del passaggio ad una gestione democratica del paese. Posizione tra l’altro – anticipare le elezioni prima del 2026 – sostenuta anche dal segretario delle Nazioni unite, Antonio Guterres.

I fatti, purtroppo, non sembrano andare in questa direzione visto che Goita, il 10 giugno scorso, ha annunciato la creazione di una commissione incaricata di redigere una nuova Costituzione entro i prossimi due mesi.

Nel frattempo, le relazioni tra Parigi e Bamako continuano ad essere tese. A pochi mesi dall’inizio del ritiro dei militari dell’operazione Barkhane (ma anche di quelle del Canada e di altri partner europei) il Mali ha fatto sapere di voler rinunciare all’ accordo del 2014 di cooperazione militare con la Francia, lamentando flagranti violazioni della sovranità dello stato da parte delle truppe francesi. L’ex potenza coloniale, insomma, è sempre meno gradita nel paese. E a trarne vantaggio è la Russia e il gruppo paramilitare Wagner, nuovo alleato della giunta golpista. 

Un ulteriore approfondimento sulle missioni di pace delle Nazioni Unite in Africa è pubblicato nel numero di luglio-agosto di Nigrizia

 

 

 

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