Mali / terrorismo

A pochi giorni dall’avvio dell’anno scolastico gruppi di uomini armati hanno attaccato diverse scuole questa settimana nella regione di Timbuctu, nel nord del Mali, bruciando materiale didattico e minacciando la popolazione.

Gli assalitori, appartenenti a movimenti jihadisti, hanno anche minacciato nuove violenze se altre scuole saranno aperte, a meno che non vi sia praticato l’insegnamento coranico, fa sapere il sito di informazione sul Mali Studio Tamani.

Dal 1° ottobre, 54 istituti del centro di animazione pedagogica (Pac) di Niafunké sono rimasti chiusi, così come le istituzioni di Léré, riporta ancora Studio Tamani. Fonti locali fanno sapere che nessuna scuola nei comuni di Ouinerden e Inadiatafane, nel territorio di Gourma Rharous, è aperta.

Anche qui i sospetti terroristi hanno minacciato le popolazioni condizionando l’apertura delle scuole all’educazione franco-araba. Sempre nella zona di Rharouss, altre scuole nella zona di Kaye-Kaye nel comune di Bambara-Maoudé sono rimaste chiuse a causa dell’insicurezza. A Egachar, nel comune di Banikane e a Intadenit, dove sono presenti gruppi jihadisti, l’apertura delle scuole è stata condizionata unicamente dall’insegnamento dell’arabo.

In Mali oltre 900 scuole sono rimaste chiuse l’anno scorso, secondo le autorità governative.

Nel settore centrale del paese, invece, la popolazione della città di Sévaré, nella regione di Mopti, ha manifestato mercoledì contro la presenza di eserciti stranieri, di fronte al quartier generale della missione di stabilizzazione integrata delle Nazioni Unite (Minusma). I manifestanti chiedono la partenza di tutte le forze straniere in Mali, inclusi Minusma e Barkhane (francese), e la presenza operativa delle forze armate maliane. Chiedono inoltre la revisione dell’accordo di difesa con la Francia. La protesta si è svolta il giorno prima dell’arrivo, ieri, del primo ministro maliano Boubou Cisse, in visita per due giorni nella martoriata regione. (Anadolu)