Mali /Cultura
Oltre 400 mila volumi, che conservano al loro interno il sapere e l’identità non solo del Mali, ma dell’Africa intera, sono a rischio ormai da tempo a causa dei conflitti che affliggono il paese. Se andassero persi, sarebbe uno sfregio irrimediabile alla cultura maliana e africana. Ora vari attori e partners finanziari si muovono per salvarli.

«Timbuctu è una biblioteca a cielo aperto. È la più grande biblioteca del mondo». Con queste parole Hamou Mohamed Dédeou, uno dei massimi esperti di manoscritti della «Città dei 333 santi», circa due anni fa cercava di svelare il mistero che abbraccia e protegge questi polverosi volumi. «Sono l’identità di Timbuctu, l’identità del Mali, l’identità dell’Africa, l’identità dell’intera umanità». Un corpus di oltre 400.000 volumi stimati (in realtà sono molti di più) che tocca i principali campi del sapere umano, dall’astronomia alla medicina, dalla linguistica alla filosofia. I più vecchi risalgono addirittura al IX secolo d.C., la maggior parte sono datati XIV, XV e XVI secolo, l’Età dell’Oro di Timbuctu, quando le sue scuole coraniche e università attiravano più di 25mila studenti da ogni angolo del mondo e le carovane dei nomadi trasportavano sale, oro e libri dal Mediterraneo al cuore dell’Africa. Gran parte dei manoscritti è in lingua araba ma ce ne sono anche in lingue africane (soprattutto tamashek, bambarà, sonrai e peul) e perfino in turco ed ebraico antico.

Oggi, a più di due anni dall’intervento militare francese e dalla liberazione delle città del nord Mali, nella capitale Bamako si è appena conclusa la “Conferenza internazionale per la salvaguardia dei manoscritti antichi di Timbuctu”, evento che dal 28 al 30 gennaio ha raggruppato i diversi attori coinvolti nella preservazione di tale patrimonio a rischio e i principali partner finanziari, come l’Unesco, l’Isesco (l’Islamic Educational, Scientific and Cultural Organization), la Norvegia, l’Arabia Saudita e il Sudafrica.

A Timbuctu nel febbraio 2013 con la sabbia ancora calda dei bombardamenti francesi e i jihadisti che per oltre dieci mesi ne avevano occupato le strade appena scappati nel deserto più profondo, più di tutto colpiva l’attaccamento della gente ai manoscritti. Ogni famiglia ha almeno una cassa di volumi smangiati dal tempo e dal clima inclemente nascosta in casa. Tramandati di generazione in generazione, una volta li esibivano come un tesoro di famiglia. Ma era prima che i “folli di Dio” invadessero la città. Mausolei di santi sufi, monumenti nazionali, tombe e luoghi sacri alla maggioranza musulmana (98% della popolazione maliana). Nulla è scampato alla furia iconoclasta e ai picconi del neojihadismo sahelo-sahariano. Nulla tranne i manoscritti, che fino all’ultimo sono stati ignorati dai ceffi di Aqmi (Al Qaeda nel Maghreb Islamico). «Sapevano che se li avessero toccati la gente si sarebbe rivoltata» è la spiegazione più frequentemente fornita dagli abitanti di Timbuctu.

E invece, il 26 gennaio 2013, mentre dal cielo piovevano le bombe di Hollande e i capi delle diverse sigle jihadiste si assicuravano la fuga, un gruppo di mujahidin è stato mandato al Centro Ahmed Baba, la più grande biblioteca pubblica della città, con il compito di bruciare e trafugare i manoscritti. Un ultimo sfregio all’Occidente e alla popolazione locale, il colpo di coda di un animale ferito, in fuga. Fortunatamente gli abitanti di Timbuctu avevano provveduto, nei lunghi mesi d’occupazione, a nascondere e a far uscire dalla città la maggior parte dei volumi custoditi nel centro, lasciandone solo qualche centinaio (ne sono stati bruciati circa 1150). Epici viaggi a dorso d’asino su sperdute piste di sabbia e piroghe che per mesi risalivano nottetempo il corso del fiume Niger hanno portato in salvo migliaia di testi antichi nella capitale Bamako, a riparo dalla guerra.

Oggi, a causa del radicamento del conflitto nel nord e della latente insicurezza, i manoscritti sono ancora nascosti in luoghi segreti a Bamako, dove però sono in pericolo per via del clima umido del sud. Principali priorità espresse durante la conferenza di questi giorni sono state riportare i testi a Timbuctu e un maggior coordinamento fra le associazioni locali e internazionali che si occupano dei manoscritti. Fra le varie soluzioni di salvaguardia proposte, spicca il progetto di Google di digitalizzazione dei manoscritti antichi che dovrebbe cominciare al più presto.

Riecheggiano ancora nell’aria le parole del saggio Dédeou: «Il peggior nemico dei manoscritti, e della cultura in generale, non è l’umidità né il tempo ma gli esseri umani». 

Andrea de Giorgio ha pubblicato un video sull’argomento sul sito corriere.it nel maggio del 2013 dal titolo: “Tra i manoscritti di Timbuctu bruciati dalla furia dei jihadisti. Clicca qui per vederlo.