Marocco / Terrorismo

Tre uomini accusati di terrorismo sono stati condannati a morte ieri in Marocco per la brutale uccisione di due ragazze scandinave sulle montagne dell’Atlante.

Un quarto è stato condannato all’ergastolo. Dopo diverse ore di deliberazione, la corte ha comminato a 19 complici pene detentive che vanno da 5 a 30 anni. Tutti hanno 10 giorni per ricorrere in appello.

Il 17 dicembre la norvegese Maren Ueland, 28 anni, e la danese Louisa Vesterager Jespersen, 24 anni, sono state trovate nude e semi-decapitate, vicino a Imlil, cittadina a 70 km a sud di Marrakech, stazione di salita al Monte Toubkal, meta turistica per appassionati di trakking nella regione dell’Alto Atlante. Le turiste avevano piantato la loro tenda in una zona montuosa non sorvegliata. Gli omicidi sono stati registrati in video e pubblicati online.

Gli uomini hanno rivendicato la fedeltà al sedicente Stato islamico. Tutti e 23 si sono rivolti alla corte prima dei verdetti, in gran parte chiedendo clemenza.

I principali imputati, condannati a morte, sono i carpentieri Jounes Ouzayed e Rashid Afatti, e il mercante di strada Abdessamad al-Joud. Il quarto uomo, Khaiali Abderahman, condannato al carcere a vita, era fuggito al momento del delitto.

Il Marocco raramente esegue condanne a morte. L’ultima fu l’esecuzione, nel 1993, di Mustapha Tabet, un potente commissario di polizia di Casablanca, condannato per stupro e abuso di centinaia di vittime.

Un cittadino svizzero-spagnolo convertito all’islam, Kevin Zoller, che si era dichiarato innocente, ha ricevuto una condanna a 20 anni. Per i pubblici ministeri ha avuto legami con gli uomini che hanno orchestrato le uccisioni delle donne e un contatto diretto con membri dello Stato islamico in Siria (ISIL) tramite il servizio di messaggistica crittografato Telegram.

Ad aprile un altro svizzero è stato condannato a 10 anni di carcere con l’accusa di “aver deliberatamente aiutato gli autori di atti terroristici” e addestrato terroristi. (Africanews)