Il test per verificare se una persona ha la malaria richiede il prelievo del sangue e l’uso di aghi che possono essere portatori di infezioni, specie nei centri rurali e non attrezzati. Inoltre i tempi di attesa per avere il risultato sono lunghi. Capita poi che la diagnosi sia errata, con ripercussioni negative sulla salute del paziente.

Per superare questo stato di cose, un gruppo di studenti universitari ugandesi (in Uganda la malaria è la principale causa di morte) si è messo al lavoro per sviluppare un dispositivo per testare la malaria, che fosse indolore, rapido, a basso costo e riutilizzabile.

L’imprenditore sociale Brian Gitta e un gruppo di suoi amici, tutti studenti della Makerere University di Kampala (Uganda), sono i creatori di Matibabu (“trattamento medico” in lingua swahili), un kit per il test della malaria che permette di avere risposte senza dover prelevare il sangue.

Come? Attraverso un sensore a infrarossi collegato a un dispositivo mobile che scansiona il dito di una persona e rileva l’infezione, analizzando i cambiamenti di colore, forma e concentrazione dei globuli rossi. I risultati sono ottenuti in modo rapido e facilmente condivisibile con il personale medico.

Shafik Sekitto, uno degli ideatori di Matibabu, spiega che i parassiti nel sangue possiedono proprietà magnetiche che il sensore del dispositivo rileva e trasmette i risultati a un computer o a uno smartphone. Insomma, Matibabu migliora l’assistenza sanitaria, accorcia i tempi di guarigione dei pazienti e contribuisce al…
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