Accordo Italia-Albania, il protocollo è illegittimo - Nigrizia
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La posizione del Tavolo asilo e immigrazione
Accordo Italia-Albania, il protocollo è illegittimo
21 Novembre 2023
Articolo di Redazione
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Edi Rama e Giorgia Meloni

È previsto per oggi l’arrivo alla Camera del Protocollo Italia-Albania, annunciato lo scorso 6 novembre dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’accordo, voluto da Meloni per rafforzare la collaborazione con l’omologo albanese Edi Rama, ha come obiettivo trasferire nel paese extra-UE le persone migranti salvate dalle navi italiane.

Un’intesa che dovrebbe durare 5 anni rinnovabili, per poter trattenere in Albania fino a 3mila persone al mese. Un’intesa di cui il Tavolo asilo e immigrazione sottolinea le criticità: innanzitutto il mancato coinvolgimento del parlamento e la volontà di non ricevere alcuna ratifica da parte di quest’ultimo.

Motivata, come già scritto da nigrizia.it, dalla firma del Trattato di amicizia e collaborazione del 1995.

Secondo punto, l’inapplicabilità in un paese non europeo di leggi che invece hanno a che fare con il diritto UE. Non regge, a sentire le sigle del Tavolo, la lettura per cui nei centri vigerà la giurisdizione italiana. Perché «il diritto internazionale non prevede cessioni di giurisdizione sul territorio da parte di uno Stato a un altro».

Anche i presupposti legali che consentono il trasporto delle persone migranti in Albania, secondo il Tavolo, sono vaghe, stando alle linee guida sul soccorso in mare.

Oltre al fatto che finora si è parlato di uomini, mentre nel testo del protocollo non è menzionata, contrariamente a quanto si è affermata, l’esclusione di persone minori e vulnerabili, né si fa riferimento alle procedure per l’accertamento dell’età.

Non è poi chiaro se dai centri destinati alle procedure di esame delle domande e di quelle di rimpatrio, alle persone migranti sia proibito o meno uscire.

Nel caso di detenzione automatica e prolungata vi sarebbe una violazione del diritto che sarebbe impugnabile, visto che si tratta di persone che si trovano in attesa di ricevere una risposta senza aver commesso alcun reato per cui sia giustificata una eventuale reclusione.

Rimane poi il fatto che non si comprende a chi potrebbero far riferimento le persone migranti detenute in Albania nel caso in cui ci fosse, nel tempo dell’attesa, un’ulteriore violazione dei loro diritti: «non è garantito il diritto di difesa e a un ricorso effettivo, stante l’impossibilità per le persone trattenute di beneficiare dell’assistenza di un legale», né si comprende «come si potrà determinare la competenza del giudice che dovrà convalidare il trattenimento».

Altro buco nero riguarda il destino di chi non ottenga responso entro i 28 giorni previsti dalla procedura. Alla scadenza del tempo pattuito, queste persone torneranno in Italia? E il costo?

Poco chiaro l’impegno di spesa per il nostro paese. Si fa riferimento a una prima tranche di 16,5 milioni di euro che verrà versata al governo albanese “a titolo di anticipo”, segue poi una lista di voci da rimborsare all’Albania, cui si aggiungono quelle «per le prestazioni e attrezzature sanitarie, per l’impiego personale delle forze di polizia, per tutela legale in caso di ricorsi o denunce da parte dei trattenuti o per spese legali comunque sostenute in relazione all’attivazione del protocollo, e per la realizzazione di opere infrastrutturali per il funzionamento dei centri».

Alla luce di tutte queste considerazioni, il Tavolo asilo e immigrazione – formato da: A Buon Diritto, ACAT, ACLI, ActionAid, ARCI, ASGI, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CIES, CNCA, Commissione Migranti e GPIC Missionari Comboniani Italia, DRC Italia, Emergency, Europasilo, Fondazione Migrantes, Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose, Intersos, Medici del Mondo, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Movimento Italiani Senza Cittadinanza, Oxfam Italia, Refugees Welcome Italia, Senza Confine, Società Italiana Medicina delle Migrazioni, UNIRE – ritiene il protocollo illegittimo e ne chiede il ritiro.

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