Elezioni in Burundi
Il partito al potere in Burundi ottiene la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale: 113 parlamentari su 140. Nell’intervista in audio che vi proponiamo, uno degli osservatori europei definisce il processo ‘tecnicamente corretto’ ma con ‘molte irregolarità’, si dice preoccupato per la crescita degli arresti di oppositori e parla di un processo elettorale che nel complesso non può definirsi “un processo modello”.

La commissione elettorale nazionale indipendente ha reso noti i risultati provvisori delle elezioni legislative del 23 luglio scorso. Il Consiglio nazionale per la difesa della democrazia-Forze per la difesa della democrazia (Cndd-Fdd), partito al potere che sostiene il presidente Pierre Nkurunziza, ha ottenuto l’81% dei voti, equivalente ad 81 dei 106 seggi della nuova Camera dei deputati.

 

Ieri i nuovi consiglieri comunali dei capoluoghi di provincia hanno scelto i membri del Senato. Una votazione complicata in una ventina di comuni, tra cui la capitale Bujumbura, dove gli eletti della coalizione d’opposizione, l’Alleanza dei democratici per il cambiamento in Burundi (Adc-Ikibiri), non si sono insediati, in segno di contestazione per i risultati delle comunali. Un voto che però ha avuto luogo ugualmente, visto che in terza votazione non viene richiesto un quorum e visto che alcuni elettori dell’opposizione si sono recati ugualmente a votare, trasgredendo al boicottaggio.

Secondo indiscrezioni riportate oggi dalla stampa locale, il Cndd-Fdd ha ottenuto 32 senatori su 34. I risultati provvisori della Commissione elettorale nazionale indipendente saranno annunciati domani. Se confermati, il partito di Nkurunziza guadagnerebbe così la maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, con 113 parlamentari su 140.

 

Come già avvento alle comunali del 24 maggio e alle presidenziali del 28 giugno, le opposizioni hanno dunque boicottato anche le due ultime tornate elettorali. Tutti ad eccezione di due formazioni politiche: l’Uprona, il principale partito d’opposizione, rappresentativo della minoranza tutsi e il Frodebu Nyakuri.
Alla Camera il primo ha ottenuto 17 seggi con l’11,06% dei consensi e il secondo ne ha guadagnati 5 con il 5,88%. Altri 3 seggi sono andati in coptazione a rappresentanti dell’etnia twa.

 

Il tasso di partecipazione alle legislative è stato però in calo. Sempre secondo i dati provvisori della Commissione elettorale, si sarebbe recato al voto il 66,68% degli aventi diritto, una percentuale molto inferiore al 90,67% registrata alle elezioni comunali e in ulteriore diminuzione anche rispetto al 76,98% delle recenti presidenziali.

 

Domenica scorsa, nel suo rapporto preliminare, la missione degli osservatori dell’Unione Europea (MOE-UE) aveva lodato la correttezza di svolgimento delle elezioni sul piano tecnico, denunciando però “la crescita, da luglio, degli arresti politici che hanno colpito in particolare due gruppi di opposizione: il Movimento per la solidarietà e la democrazia (Msd) e le Forze di liberazione nazionale (Fln)”. Nella relazione preliminare del 25 luglio si parla di “un clima di calma solo apparente”. Secondo i dati raccolti dagli osservatori europei, infatti, 242 persone, quasi tutti membri dell’opposizione, sono stati arrestati negli ultimi due mesi e non si conosce il numero di persone uccise dopo le contestazioni delle comunali di maggio che hanno spinto la maggioranza dei gruppi d’opposizione al boicottaggio.

 

Ma la maratona elettorale in Burundi non è ancora finita. Il lungo calendario elettorale si concluderà il 7 settembre con l’elezione dei consiglieri locali.

 

(L’intervista audio a uno dei 76 osservatori europei è a cura di Michela Trevisan)