Al-Kantara – giugno 2015
Mostafa El Ayoubi

Si contano ormai a migliaia gli immigrati che muoiono nel Mediterraneo: circa 3mila nel 2014; oltre 1700 nel primo semestre del 2015; più di 900 in un sol colpo nello scorso aprile. I rappresentanti dei governi europei si dicono sconvolti e umanamente toccati per la tragica sorte di donne, bambini e uomini che mettono a rischio le loro vite per raggiungere la sponda nord del Mediterraneo. A sentire loro, l’Europa è volenterosa di prendere le misure adeguate per risolvere questo drammatico problema umanitario.

Quali misure? L’Unione europea ha già un piano: bombardare, all’interno delle acque territoriali libiche, le imbarcazioni che potrebbero essere utilizzate dai trafficanti di esseri umani. Si tratta, in sostanza, di un intervento militare affidato all’Italia con il sostegno dei paesi membri dell’Ue. Piano che diventerà operativo se verrà approvato dall’Onu. E, a tal riguardo, il commissario Federica Mogherini si è mostrata ottimista (per l’approvazione dei bombardamenti!).

Questo piano, tuttavia, è stato bocciato dai due attuali contrapposti “governi” libici: quello di Tripoli, guidato dalle milizie islamiste – che hanno contribuito alla caduta di Ghedafi – e quello di Tobruk (est del paese), riconosciuto dall’Onu. Entrambi rifiutano la presenza di navi militari di paesi terzi sul territorio libico.

Si tratterebbe, in realtà, di un “nuovo” intervento militare “umanitario” per ergere una diga contro il flusso migratorio proveniente dalla Libia per “proteggere” l’Europa. È un piano che, in sostanza, sposterebbe l’asse delle tragedie del mare nel territorio libico, lontano dagli sguardi dell’opinione pubblica europea: è mettere la polvere sotto il tappeto! I bombardamenti “mirati” potrebbero colpire “per errore” anche barche di pescatori libici ecc.

La forte ondata di migrazione degli ultimi 2-3 anni dalle coste libiche verso l’Italia è una delle dirette conseguenze della guerra della Nato in Libia del 2011, che ha distrutto la nazione e spazzato via lo stato.

L’est della Libia è sempre stato una specie di porto franco in mano alla mafia locale, la quale organizzava il traffico di migranti dall’Africa verso l’Europa. Un business molto redditizio. Gheddafi – che non era un presidente democratico che badava ai diritti umani – nonostante la complessità etnica e culturale della realtà libica era riuscito a stabilire un equilibrio sociale, politico e di sicurezza. Ha anche debellato il fenomeno della schiavitù, che era ancora vivo nel paese, consentendo ai neri di scalare la scala sociale e occupare posizioni alte nei vari settori della vita professionale e politica. Egli aveva anche incoraggiato l’immigrazione verso la Libia, che necessitava di mano d’opera, di insegnati, medici, infermieri ecc. Secondo dati Onu, nel 2007 gli immigrati – tra arabi e africani subsahariani – stabilmente residenti in Libia erano circa 700 mila (senza contare gli irregolari).

Nel gennaio 2008, in un programma di cooperazione con la Libia, l’Italia aveva firmato un accordo per fermare l’immigrazione irregolare. Allora il piano consisteva nel pattugliamento con squadre miste in prossimità delle coste libiche. Giuliano Amato, che siglò l’accordo per conto del governo italiano, dichiarò: «Così si salveranno molte vite». In realtà l’accordo serviva per proteggere le coste della sponda sud del Mediterraneo e bloccare i migranti nel territorio libico. Diversi di questi esuli erano rifugiati i quali però non potevano ottenere l’asilo politico perché la Libia non aveva mai aderito alla convezione di Ginevra del 1951. E di questo importante fatto l’Italia e l’Ue erano sicuramente al corrente!

La Francia, la Gran Bretagna e l’Italia sono corresponsabili della drammatica situazione in Libia e quindi anche del dramma degli immigrati che partono dalle sue coste, sfruttati dai trafficanti mafiosi che li derubano e li costringono a viaggiare in condizioni estreme che portano anche alla morte: dall’inizio di gennaio all’inizio di maggio di quest’anno sono morti annegati mediamente 12 immigrati al giorno…

Le eventuali dighe navali dell’Ue nel Mediterraneo non risolvono il problema dell’esodo rischioso verso l’Europa, che continuerà – e crescerà – finché i paesi ricchi non smetteranno di esportare guerre e (neo)colonizzare quelli poveri, da cui partono molte persone alla ricerca della sopravvivenza.

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Nella foto, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.

 

L’Europa, dopo aver distrutto la Libia nel 2011, ora pensa solo a difendere se stessa. E punta a spostare in territorio libico la “grana migranti”. Si prepara a bombardare. E attende il via libera dell’Onu, auspicato dall’Alto rappresentante Ue.