Mozambico

Tre ex banchieri del Crédit Suisse sono stati arrestati a Londra perché accusati negli Stati Uniti di presunto coinvolgimento in una frode da 2 miliardi di dollari in prestiti a società statali del Mozambico, avvenuta tra il 2013 e il 2014.

Nei giorni scorsi sotto accusa a Maputo sono finite altre 18 persone, tra cui l’ex ministro delle Finanze, Manuel Chang, e un alto dirigente della società di costruzioni navali Privinvest Group, Jean Boustani, arrestati rispettivamente in Sud Africa e New York. L’accusa è di abuso di potere, abuso di fiducia, truffa e riciclaggio di denaro sporco.

L’azione delle autorità statunitensi è arrivata due mesi dopo che l’ufficio antifrode (Serious Fraud Office) del Regno Unito ha abbandonato le indagini sul caso, uno scandalo di lungo corso che ha spinto il Mozambico in una pesante crisi finanziaria da quando è emerso per la prima volta, cinque anni fa.

Gli Stati Uniti stanno cercando di incriminare gli ex banchieri del Crédit Suisse – Andrew Pearse, Surjan Singh e Detelina Subeva – in relazione alla violazione delle leggi anti-corruzione, sul riciclaggio di denaro e sulle frodi sui titoli quotati. I tre sono stati rilasciati su cauzione in attesa delle procedure di estradizione da parte delle autorità statunitensi.

Oltre al Crédit Suisse, nello scandalo è coinvolto anche l’istituto di credito statale russo VTB, attualmente in trattativa con il governo della Repubblica democratica del Congo per la concessione di un prestito da 1 miliardo di dollari. Sotto indagine negli Stati Uniti anche la francese BNP Paribas.

Nel 2016 il governo mozambicano ha ammesso d’avere un debito di due miliardi di dollari – contratto con le banche svizzera e russa – di cui almeno la metà non è stata contabilizzata nel bilancio statale. Da allora il Fondo Monetario Internazionale e i donatori stranieri hanno interrotto il loro sostegno al paese, innescando un crollo della valuta e un default sul debito sovrano. (The Guardian / Reuters)