Namibia / Ambiente

L’uccisione di un elefante alfa di 50 anni in Namibia ha causato un tumulto nella nazione dell’Africa meridionale, con gruppi ambientalisti e turistici che accusano il governo di aver autorizzato la caccia all’animale senza una giusta causa.

L’animale, popolarmente noto come Voortrekker, faceva parte dei rari elefanti adattati alla vita nel deserto di Ugab.

L’elefante del deserto è stato ucciso la scorsa settimana nella zona di Omatjete, a 230 km dalla città costiera di Swakopmund, da un cacciatore nominato dal governo, che ha pagato 8.500 dollari. Le autorità l’avevano dichiarato un “animale problematico”.

Il portavoce del ministero dell’Ambiente e del turismo, Romeo Muyunda, ha spiegato di aver concesso il permesso per l’abbattimento perché il governo temeva che i contadini che vivono nella zona di Omatjete avrebbero portato avanti la loro minaccia di uccidere tutti gli elefanti che stavano distruggendo le loro proprietà.

Gli ambientalisti vicini a Ohungu Conservancy, dove è stato ucciso l’elefante, avevano obiettato sostenendo che “la popolazione occidentale degli elefanti del deserto di Ugab non entra in contatto con le comunità” umane. “Questi elefanti sono le nostre risorse e ci opponiamo alla loro caccia per i problemi causati da altre popolazioni di elefanti”, hanno aggiunto.

I media locali hanno definito Voortrekker “un’icona” evidenziando che turisti pagavano molti soldi per vedere lui ed altri elefanti adattati al deserto di Ugab. Gli elefanti alfa sono inoltre i capobranco, gli unici che conoscono itinerari tramandati da generazioni, per raggiungere preziose riserve di acqua e cibo nel deserto.

Nel marzo 2017 in Kenya era stato ucciso dai bracconieri un altro importante esemplare di elefante, anche lui 50enne, Satao II, uno degli ultimi esemplari appartenenti alla rara specie dei “Big Tuskers” (grandi zanne), di cui restano ormai in vita solo una trentina di esemplari.

La morte di Voortrekker arriva quattro anni dopo un altro abbattimento inutile che ha sollevato indignazione in tutto il mondo, quello di Cecil, il leone ucciso da un dentista americano nello Zimbabwe.

Di recente la Namibia, assime a Zimbabwe e Botswana, è tornata a chiedere la cancellazione dei divieti e delle limitazioni al commercio di avorio. Richiesta avanzata nell’ambito della riunione annuale del Cites, organismo di controllo del commercio delle specie minacciate. (Africanews / Reuters)