INCONTRI E VOLTI – FEBBRAIO 2017
Alex Zanotelli

Quello che è avvenuto lo scorso 4 gennaio al mercato della Maddalena è un fatto semplice e significativo: dei migranti africani hanno avuto il coraggio di ribellarsi alla camorra, cosa che i napoletani non fanno.

Cos’è avvenuto? In questo mercato alle spalle della stazione centrale, vicino a Piazza Garibaldi, lavorano molti migranti soprattutto senegalesi: vendono povere cose, spesso merce contraffatta. Per far capire a tutti che è necessario pagare il pizzo se si vuole stare in quella piazza, è partita una spedizione punitiva da parte di camorristi legati al clan Mazzarella di Forcella. Si sa che ogni bancarella paga 100 euro al mese, ma anche i singoli venditori devono dare qualcosa. Un senegalese si è rifiutato di pagare e allora quattro camorristi, armati di mazze da baseball e di spranghe, lo hanno affrontato urlando: “Diamo una lezione a questo bastardo nero”.

Ha però trovato pane per i loro denti. Altri senegalesi si sono precipitati in aiuto al loro connazionale e hanno bloccato i camorristi. Uno dei questi ha estratto la pistola: prima ha sparato alcuni colpi in aria, poi ha ferito alle gambe tre senegalesi. Un proiettile vagante ha colpito a un piede una ragazzina di dieci anni, per fortuna senza gravi conseguenze. Dopodiché i quattro sono risaliti sui loro scooter e si sono allontanati.

Subito dopo, il senegalese che si voleva costringere a pagare il pizzo si è recato in questura, raccontando per filo e per segno tutto quello che era successo. Grazie alla sua denuncia, le forze dell’ordine hanno rintracciato e arrestato i quattro.

Possiamo dire che questa reazione è stata una “vittoria” contro la camorra. E va ricordato che i migranti neri non sono nuovi a questo tipo di reazioni. A Castel Volturno, il 18 settembre del 2008, quando cinque ghaneani furono uccisi dalla camorra, gli abitanti neri si sono ribellati e hanno messo a ferro e fuoco la statale Domiziana, chiedendo giustizia. Per la prima volta qualcuno ha osato sfidare il clan dei casalesi: i responsabili di quelle uccisioni sono stati condannati all’ergastolo.

Lo stesso è avvenuto a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, il 7 gennaio del 2010. I soprusi della ’ndrangheta contro i lavoratori africani, braccianti agricoli alloggiati in una fabbrica dismessa, hanno innescato una rivolta.

Che cosa ci dicono questi fatti? Che ci si può ribellare al pizzo e al caporalato gestito dalla mafie. Se le mafie prosperano, è perché noi siamo silenti. I cittadino comune vede l’ingiustizia e la violenza ma si guarda bene dal parlarne. Perché tutti hanno paura.

I migranti africani hanno dimostrato di avere più coraggio di noi e di essere in grado di reagire con maggiore decisione. E anche con questi fatti di piazza Maddalena ci hanno dato un bellissimo esempio.

Certo rimane il fatto che tutti alla Maddalena, compresa gran parte dei migranti, continuano a pagare il pizzo. Ed è chiaro che non è un singolo episodio a cambiare la situazione. Ci vuole un coinvolgimento di una larga parte dei venditori. Al margine, va segnalato che gli unici a non pagare in pizzo sono i commercianti cinesi. Al punto che vien da chiedersi se non ci sia un qualche accordo tra la mafia cinese e la camorra…

Comunque, l’associazione Un popolo in cammino ha espresso pubblica solidarietà ai senegalesi coinvolti nell’aggressione del 4 gennaio e ha chiesto che, in segno di stima, sia loro rinnovato il permesso di soggiorno.