Affari e politica a Niamey
Riscritto il contratto con la multinazionale francese Areva: aumenterà dal 5,5 al 12% la quota del valore del metallo estratto nelle miniere del nord del paese trattenuta dal governo. Che deve, tuttavia far fronte, ai nervosismi creati dall’arresto di 40 membri dell’opposizione.

Nuovo accordo sull’estrazione di uranio siglato ieri dal governo di Niamey con il gigante nucleare francese Areva. La quota del valore dell’uranio estratto nelle miniere del nord del Niger trattenuta dal governo aumenterà dal 5,5 al 12%. Dopo 18 mesi di trattative, la società francese ha deciso di accettare l’applicazione della legge mineraria varata dall’esecutivo nel 2006, che aumentava il prezzo delle royalty sul minerale. Come fa sapere l’agenzia Misna.org.

Lenti e complicati i negoziati per il rinnovo del contratto che, ormai da decenni, concede alla compagnia francese (quinto produttore di uranio al mondo) di estrarre in due diverse miniere nel nord del Niger: ad Arlit e a Somair.

Il vecchio accordo era scaduto alla fine del 2013. E da allora l’estrazione era stata sospesa. La multinazionale, controllata al 90% dal governo di Parigi, si è battuta per impedire l’aumento della quota trattenuta. Ma stavolta da Niamey e, in particolare, dal ministro per le miniere, Omar Hamidou Tchiana, non ci sono stati passi indietro.

Per evitare ulteriori ritardi, Areva ha così dovuto scendere a patti e firmare un nuovo contratto con le tariffe imposte dalla legge del 2006. Nell’accordo firmato ieri, le parti hanno anche deciso di rinviare l’inizio delle estrazioni nella zona di Imouraren, uno dei principali giacimenti di uranio del paese. Infatti, mentre le autorità di Niamey avrebbero voluto che le estrazioni iniziassero subito anche in quel giacimento, l’Aveva ha deciso di rallentare, dato che il prezzo in borsa dell’uranio non ha ancora recuperato dal brusco calo registrato negli ultimi anni, a causa anche dell’incidente di Fukushima (Giappone).

 

Niger sfruttato

Il Niger, con una popolazione di 17 milioni di abitanti in rapida crescita, pur essendo il secondo produttore di uranio in Africa dietro la  Namibia e il quarto a livello mondiale, continua a rimanere uno dei paesi più poveri del mondo dopo 40 anni di produzione.

La radioattività dovuta all’inquinamento nelle zone minerarie ha causato molto vittime fra la popolazione locale che è esposta alle radiazioni. Il territorio attorno alle miniere resta devastato e depredato. Per un’analisi accurata del rapporto, e degli effetti negativi per il paese, tra Areva e Niger si può leggere l’articolo di Riccardo Barlaam, pubblicato su Nigrizia di giugno, in uscita in questi giorni.

 

Il paese in tensione

La questione Areva si colloca in un momento politico per Niamey segnato da forti tensioni. Uno dei principali partiti di governo, Movimento Democratico del Niger (Moden), se n’è uscito dall’esecutivo guidato da  presidente Mahamadou Issoufou. Il leader del Moden, Hama Amadou, è ora a capo dell’opposizione.

La settimana scorsa, poi, 40 sostenitori di Amadou sono stati arrestati per ordine del ministro dell’interno, Hassoumi Massaoudou, con l’accusa di aver tentato di destabilizzare la nazione preparando un colpo di stato. A finire in manette anche il figlio maggiore di Amadou.

Tensioni che potrebbero crescere nei prossimi giorni, perché il governo ha respinto una prima richiesta dell’opposizione di poter manifestare pacificamente nelle vie della capitale in nome della liberazione degli arrestati. La marcia è stata indetta ed approvata per il prossimo fine settimana.