Fermati due impianti della Shell
Poche ore dopo l’annuncio della fine del cessate il fuoco da parte del Mend, un gruppo di persone ha attaccato sabato un oleodotto di proprietà della Shell, costringendo la multinazionale a chiudere tre stazioni di pompaggio.

Il peggiore attacco da oltre sei mesi. Un sabotaggio condotto sabato contro di un oleodotto nel sud della Nigeria, ha costretto la Royal Dutch Shell a fermare tre stazioni di pompaggio nella regione del Delta del Niger.
Il Mend, il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger, principale gruppo armato attivo nella regione, ha tuttavia negato oggi un suo coinvolgimento diretto nell’azione.
Il sabotaggio è avvenuto proprio poche ore dopo l’annuncio da parte del Mend della rottura del cessate il fuoco a partire da sabato scorso.

Fonti della sicurezza hanno dichiarato che il sabotaggio avrebbe potuto essere opera di ladri di petrolio che cercavano di attingere il greggio dagli oleodotti piuttosto che un attacco mirato di gruppi militanti. Una prassi molto diffusa nelle ricche regioni petrolifere del sud del paese. Solo nel 2009 sono state centinaia le raffinerie abusive smantellate dall’esercito.
In una mail inviata ai media, il Mend, pur sottolineando di non essere direttamente responsabile del sabotaggio, ha tuttavia lasciato intendere che potrebbe essere opera di un gruppo freelance a loro collegato, che avrebbe agito autonomamente dopo l’annuncio della revoca unilaterale del cessate il fuoco.

Si tratta di un elemento in più di tensione nel paese, alle prese con le polemiche legate alla malattia del presidente Umaru Yar Adua, da mesi assente dalla scena politica. Yar’Adua era riuscito a portare a termine un processo di disarmo e un’amnistia nei confronti dei gruppi armati che operano nella zona petrolifera. Un percorso che si è interrotto proprio quando i guerriglieri attendevano il varo di una nuova legge che contemplasse un piano di reintegro degli ex militanti e una redistribuzione a livello locale di parte delle risorse derivanti dal petrolio.