Elezioni presidenziali
Il paese più popoloso del continente va alle urne sabato per eleggere il presidente che lo guiderà nei prossimi quattro anni. I candidati sono 72, ma la partita si gioca tra il presidente Muhammadu Buhari e l’imprenditore Atiku Abubakar. La promessa numero uno, per entrambi, è risollevare e rilanciare l’economia.

Nella Repubblica Federale della Nigeria, il 16 febbraio avranno luogo le elezioni presidenziali e parlamentari, seguite, il 2 marzo, da quelle per il rinnovo di molti governatori e delle rispettive assemblee locali. Circa 82 milioni le persone che hanno diritto di voto.

Con circa 200 milioni di abitanti, la Nigeria è il paese più popoloso dell’Africa (grossomodo 1 africano su 5 è nigeriano) e il motore della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Ecowas). Le previsioni delle Nazioni Unite sulla sua crescita demografica dicono che, nel 2050, la popolazione arriverà a 398 milioni di abitanti e il paese diventerà il terzo più popoloso del mondo, dopo Cina e India.

Dopo la violenta dittatura del generale Sani Abacha, la Nigeria, nel 1999, è tornata alla democrazia. Una democrazia “africana” con caratteristiche nigeriane, non una democrazia nel senso pieno e genuino del termine, con un apparato ancora incapace di garantire lo stato di diritto su tutto il territorio nazionale.

Muhammadu Buhari e Atiku Abubakar, i due principali candidati, vogliono risolvere le annose questioni del paese che impediscono alla Nigeria di diventare un gigante economico, protagonista a livello internazionale, assieme a Messico, Indonesia e Turchia, secondo le previsioni dell’economista Jim O’Neill, che ha coniato l’acronimo MINT.

Il presidente

Muhammadu Buhari, dell’All progressives congress (Apc), musulmano di etnia fulani, si ricandida dopo aver vinto le elezioni nel 2015, quando aveva promesso una rottura con le politiche dei governi che lo avevano preceduto. Dal 2015 a oggi, egli ha cercato di risolvere il problema della corruzione endemica nel paese, l’avanzata del gruppo terroristico Boko Haram e dello Stato islamico (Iswap) e, non ultimo, di rivitalizzare l’economia nigeriana, anche incoraggiando investimenti nel settore agricolo e nelle infrastrutture. I suoi elettori, preoccupati per la fragilità dell’apparato statuale e per l’inefficienza di tutta la macchina amministrativa, oltre che per l’insicurezza diffusa, la recessione economica e l’aumento della disoccupazione, dovranno decidere se riconfermarlo e continuare il percorso iniziato nel 2015.

Il presidente ha 76 anni e durante il suo primo mandato ha trascorso lunghi periodi all’estero per sottoporsi a cure mediche. E’ considerato una persona integerrima e, a differenza di tanti politici nigeriani, non è mai stato coinvolto in scandali legati alla corruzione o al nepotismo.

L’attuale vicepresidente, Yemi Osinbajo, anch’egli dell’Apc, corre in tandem con Buhari. I due costituiscono un binomio politicamente interessante, perché Buhari è un musulmano del nord, mentre Osinbajo, di etnia yoruba, è un cristiano, pastore della Reedeemed church of God e professore universitario a Lagos, nel sud. Un binomio che rappresenta l’unità del paese, sotto il profilo politico, religioso ed etnico.

Il rivale

L’altro candidato, Atiku Abubakar, del People’s democratic party (Pdp), anche lui musulmano del nord, di etnia fulani, è un imprenditore e si è arricchito tramite le sue attività nel settore petrolifero. Nel 1989 Abubakar ha abbandonato il lavoro di impiegato statale e ha iniziato a occuparsi di politica. Durante i suoi due mandati da vicepresidente della Nigeria, dal 1999 al 2007, nei governi di Olusegun Obasanjo, si è occupato di privatizzazioni, favorendo un capitalismo clientelare, nel quale hanno dominato le relazioni tra uomini d’affari e funzionari pubblici, a discapito della libertà d’impresa e della concorrenza.

Abubakar ha 72 anni e si propone ai nigeriani come candidato presidente in grado di trovare i rimedi giusti per i mali che affliggono da sempre la Nigeria, alla luce della sua esperienza politica e del suo successo imprenditoriale. Un successo che i suoi detrattori dicono originato in modo non limpido, in un paese considerato da Transparency International tra i più corrotti al mondo. Abubakar sostiene di avere fiuto per gli affari e di essere entrato nel momento giusto nel settore giusto, quello petrolifero.

Se eletto, sarà chiamato a rinvigorire l’economia che dipende quasi esclusivamente dal petrolio, a trovare le soluzioni per risolvere la questione dell’elevato tasso di disoccupazione giovanile e della povertà. Inoltre, dovrà placare le rivalità di natura etnico-religiosa diffuse tra la popolazione.

Anche Abubakar, per conquistare l’elettorato cristiano del sud – con il placet di due ex presidenti sudisti, Olusegun Obasanjo e Goodluck Jonathan -, corre in tandem con un candidato vicepresidente, Peter Obi, che è cristiano e imprenditore.

Il pericolo violenza

Le elezioni nigeriane hanno sempre fatto emergere le divisioni etniche e religiose presenti nel paese, oltre che la tensione fra il sud cristiano, relativamente ricco, e il nord musulmano, molto povero. Tutto ciò può concretizzarsi in proteste, violenze e scontri, prima, durante e dopo il voto, come già accaduto nel 2011 e nel 2015.

Questa volta, una serie di fattori innalza la possibilità di uno spargimento di sangue nel paese, che conta più di 250 gruppi etnici. Le elezioni sono vissute come una questione di vita o di morte, a causa degli interessi politico-economici in gioco. La contrapposizione tra i candidati del Apc e quelli del partito Pdp si è acuita nelle ultime settimane, soprattutto dopo la decisione di Buhari, in gennaio, di sospendere il presidente della Corte Suprema, Walter Onnoghen, a causa della presunta mancata dichiarazione dei suoi beni personali prima di entrare in carica, nel 2017.

La tempistica della decisione di Buhari, qualche settimana prima delle elezioni, ha destato la preoccupazione degli osservatori internazionali e dei politici dell’opposizione. Infatti, nelle vesti di capo della Corte Suprema, il giudice Onnoghen avrebbe svolto un ruolo decisivo nel supervisionare eventuali dispute sul risultato elettorale.

Nella foto, a sinistra il presidente Muhammadu Buhari, a destra il candidato all’opposizione Atiku Abubakar