Nigeria: in aumento i rapimenti nel Nord-Est - Nigrizia
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Situazione securitaria fuori controllo
Nigeria: in aumento i rapimenti nel Nord-Est
I due stati di Sokoto e Zamfara, i più colpiti dall’ondata di criminalità, hanno adottato misure straordinarie per cercare di arginare la deriva securitaria. Alla quale le autorità non sembrano in grado di far fronte. Così la popolazione fa giustizia da sé. Alto il rischio di connivenze con i movimenti terroristici
16 Ottobre 2021
Articolo di Marco Cochi
Tempo di lettura 5 minuti
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Manifestazione contro l'insicurezza in Nigeria (Credit Vaticannews)

Dallo scorso dicembre, la Nigeria nord-occidentale è diventata teatro di una lunga serie di rapimenti di studenti e abitanti dei villaggi a scopo di riscatto da parte di gruppi di banditi. L’ultimo di questi episodi risale al 21 agosto, quando nel villaggio di Rini, situato nell’area del governo locale di Bakura, nello stato di Zamfara, una banda armata ha rapito almeno 60 persone.

Una di queste famigerate bande, la scorsa settimana, ha ucciso almeno 20 persone nello stato di Sokoto, in Nigeria, che confina con lo stato di Zamfara ed uno dei più colpiti dall’ondata di rapimenti di massa. L’eccidio è stato portato a termine da alcuni uomini che hanno attaccato un mercato e dato fuoco a nove autovetture.

Negli ultimi due mesi, sempre nello stato di Zamfara, si erano registrati altri rapimenti nei villaggi di Gora Namaye e Shinkafi, ai quali si aggiunge un altro assalto nell’area del governo locale di Sabon Birnin, nello stato di Sokoto.

Molti di questi rapiti erano tenuti prigionieri in condizioni disumane nella foresta di Tsibiri, nell’area del governo locale di Maradun, nello stato di Zamfara. Qui, lo scorso 7 ottobre, gli agenti della polizia locale hanno tratto in salvo 187 persone, che per non morire di stenti sono state costrette a nutrirsi di erba nella grotta dove erano tenuti prigionieri. Una delle vittime, Iklima Murtala, ha dichiarato agli agenti che durante la prigionia 17 persone sono morte di fame.

Il capo della polizia di Zamfara, Ayuba Elkana, dopo aver consegnato i 187 rapiti agli agenti federali per gli opportuni accertamenti medici e, in seguito, per il ricongiungimento con le loro famiglie, ha spiegato che «le vittime sono state soccorse dopo un’estesa operazione di ricerca durata molte ore, condotta da agenti delle squadre d’assalto».

Elkana ha inoltre aggiunto che «il blitz è stato eseguito grazie alla messa in atto delle nuove misure di sicurezza annunciate dal governo dello stato di Zamfara». E che «i banditi e i loro complici sono stati arrestati e immediatamente processati».

Nell’ambito delle attività di contrasto al banditismo nella regione, c’è da evidenziare che dallo scorso 20 settembre, 14 aree dello stato di Sokoto sono state sottoposte a un blocco delle telecomunicazioni.

L’ondata di sequestri non risparmia nemmeno la Chiesa cattolica. Le ultime vittime sono tre seminaristi rapiti l’11 ottobre dal seminario maggiore Christ the King di Fayit Fadan Kagoma, nello stato di Kaduna, rilasciati pochi giorni dopo. Probabilmente per loro è stato pagato un riscatto.

(Credit: d-maps.com; ACAPS)

Giustizia “fai da te”

La situazione della sicurezza nello stato di Sokoto è assai preoccupante, al punto che i suoi abitanti hanno iniziato ad organizzarsi in maniera autonoma per difendersi dalla dilagante ondata di criminalità.

Come prova ciò che accaduto lo scorso 19 settembre, nell’area del governo locale di Tangaza, dove circa dodici ore dopo che alcuni banditi avevano rapito e successivamente ucciso due persone, un gruppo di abitanti del posto ha rintracciato e ucciso sei uomini armati.

Successivamente, in collaborazione con la polizia, un gruppo di “vigilantes”, armati di coltelli e pistole, hanno arrestato anche altri 13 sospetti assalitori. Un abitante della zona ha raccontato che quando sono stati portati in città, i residenti hanno seguito i banditi arrestati alla locale stazione di polizia e hanno chiesto che fossero uccisi in loro presenza, altrimenti avrebbero bruciato il commissariato. I residenti della comunità hanno quindi sopraffatto gli agenti e dopo aver preso in consegna i 13 banditi, li hanno linciati e dato alle fiamme i loro corpi.

I due stati di Sokoto e Zamfara, i più colpiti dall’ondata di criminalità, hanno adottato misure straordinarie per cercare di arginare la deriva della sicurezza. Tra queste vi sono il divieto di vendere carburante in taniche e il blocco delle telecomunicazioni, volti a creare disagi alle bande di criminali che sono solite viaggiare in moto e accamparsi nelle foreste. Il governo di Zamfara ha anche ordinato a tutte le scuole statali di chiudere per prevenire ulteriori attacchi.

Alleanze con Boko Haram

All’origine del fenomeno del banditismo vi sono una serie di antiche divisioni interne, che hanno alimentato la violenza armata, quali, ad esempio, le contese per le terre e le risorse idriche tra le etnie fulani e hausa, unite ad altri fattori, tra cui la facilità di reperire armi leggere. 

Senza tralasciare che, secondo quanto emerso da un’analisi pubblicata lo scorso marzo dall’Istituto per gli studi sulla sicurezza (Iss), con base a Pretoria, a rendere ancora più pericolosa la minaccia sarebbe il fatto che i gruppi di banditi starebbero formando alleanze con i militanti del famigerato movimento terrorista nigeriano Boko Haram.

In particolare, con gli appartenenti alla fazione minoritaria che ha conservato il nome integrale del gruppo Jama’atu ahlis sunna lidda’awati wal-jihad (Jas), che secondo i ricercatori dell’Iss avrebbe varie ragioni per voler estendere il suo raggio d’azione nelle aree nord-occidentali e centro-settentrionali della Nigeria. 

In primis, il mai sopito desiderio di creare uno Stato islamico che vada oltre il nord-est, reclutare nuovo adepti e incentivare i guadagni con pagamento di riscatti e altre attività come l’estrazione illegale dell’oro.

 

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