Manifestanti #EndSars ad Abuja (Credit: dailypost.ng)

Nel sudest della Nigeria monta la protesta contro gli abusi della polizia sui civili. Una protesta che rischia di sfuggire di mano al presidente Muhammadu Buhari, preso di mira di recente anche dai vescovi cattolici che, in occasione dei 60 anni dell’indipendenza, hanno accusato il suo governo di nepotismo e gestione clientelare degli affari di stato.

Sono già almeno 10, denuncia Amnesty international, i morti dovuti a un uso eccessivo della forza nel sedare le manifestazioni in atto da una settimana e che si moltiplicano nel paese. Almeno uno dei civili, Jimoh Isiaka, 20 anni, è stato ucciso da proiettili sparati sulla folla a Ogbomosho, nel sudest del paese.

Un’altra vittima, Ikechukwu Ilohamauzo, 55 anni, è stato ucciso lunedì durante le proteste nel distretto di Surulere, a Lagos, dove ieri sono scesi in strada anche gli avvocati. Le manifestazioni sono state particolarmente intense anche ad Abuja e si sono estese ad altre grandi metropoli del sudest: Port Harcourt, Enugu e Benin City.

In questo video, postato su Twitter, si vedono gli agenti trascinare i corpi di due persone fuori da un hotel a Ogbomosho e caricarli nel loro automezzo.

 

Nel tentativo di gettare acqua sul fuoco, lunedì, il presidente ha promesso che il governo avrebbe assicurato alla giustizia gli agenti di polizia responsabili di cattiva condotta e annunciato il dissolvimento della famigerata Squadra speciale anti rapina, nota come Sars, al centro delle contestazioni popolari. E questo, ha assicurato Buhari, è «solo il primo passo» di un’ampia riforma della polizia. L’annuncio, però, non ha fermato le proteste.

A non convincere i manifestanti è stato il concomitante annuncio della creazione di una nuova unità, Special weapons and tactics team (Swat), che assorbirà tutti i membri della disciolta Sars «dopo essere stati sottoposti a un esame psicologico e medico, e ad un ulteriore addestramento», come ha annunciato il capo della polizia nigeriana, Mohammed Adamu, che ha disposto inoltre la liberazione incondizionata di tutti i manifestanti arrestati arrestati.

A raccontarci lo stato di rabbia e frustrazione della popolazione è Francis Chikwu che abbiamo raggiunto a Onitsha, nello Stato meridionale di Biafra (audio in inglese).

 

L’annuncio del capo della polizia segna un punto a favore dei manifestanti – che apparentemente non hanno una leadership organizzata – ed evidenzia le difficoltà delle istituzioni nel gestire una protesta che minaccia di estendersi ad altri settori, alimentata anche dalla frustrazione dovuta alla grave e prolungata crisi economica.

Il movimento di protesta #EndSars – divenuto presto anche #EndSwat – è nato, e si è sviluppato, sui social network, sostenuto da influencer, da un crescente numero di celebrità nazionali e internazionali del mondo della musica e dello sport, e dalle comunità della diaspora in Canada, Inghilterra, Germania e Stati Uniti.  

L’ultimo round di proteste è stato provocato da filmati di agenti che trascinavano fuori da un albergo di Lagos due uomini, freddando in strada uno di loro. Il filmato, diffuso online, ha ulteriormente infiammato la protesta. 

Ma gli abusi della polizia nigeriana – esecuzioni sommarie, torture ed estorsioni – sono conosciuti e denunciati da tempo, nutriti dal lassismo complice delle istituzioni. Tanto che uno studio realizzato dall’Istituto per l’economia e la pace (Iep) indicava già nel 2017 i poliziotti nigeriani come i peggiori al mondo, assieme ai colleghi africani di Uganda, Kenya e Repubblica democratica del Congo.