Caso OPL245

L’agenzia nigeriana anti-corruzione (Commissione per i crimini economici e finanziari) ha depositato ieri in tribunale ad Abuja diverse accuse di corruzione nei confronti dell’ex procuratore generale Mohammed Adoke (nella foto), coinvolto in uno dei più grandi scandali di corruzione nell’industria petrolifera nigeriana che vede implicate le aziende Royal Dutch Shell ed ENI.

Adoke è stato arrestato lo scorso novembre negli Emirati Arabi Uniti in esecuzione di un mandato di cattura emesso lo scorso aprile in Nigeria.

Secondo quanto riferito alla AFP dal portavoce della Commissione per i crimini economici e finanziari, Tony Oriade, l’ex ministro della giustizia è stato accusato di riciclaggio di denaro sporco e di aver intascato 300 milioni di naira (823mila dollari) per mediare la concessione del redditizio blocco petrolifero offshore OPL245 di Malabu Oil & Gas Ltd a Shell ed ENI, pagato 1,3 miliardi di dollari nel 2011. Si presume che Adoke abbia ricevuto il denaro da un uomo d’affari, Abubakar Aliyu, anche lui sotto accusa.

Entrambe le compagnie petrolifere negano qualsiasi illecito, ma lo scandalo ha avviato azioni legali in diversi altri paesi, coinvolgendo 13 persone, tra cui funzionari del governo nigeriano e alti dirigenti di ENI e Shell.

Per gli stessi fatti è in corso un processo anche a Milano, dove sono stati condannati a quattro anni di carcere per corruzione altri intermediari: il nigeriano Emeka Obi e l’italiano Gianluca Di Nardo.

Nel processo italiano è indagato anche il manager dell’ENI Roberto Casula, anche lui colpito dal mandato di cattura emesso dall’agenzia nigeriana anti-corruzione, assieme ad Adoke e all’ex ministro del petrolio Dan Etete, ancora latitante. (News 24)