Nigeria / Petrolio

L’annuncio fatto una decina di giorni fa dalla Nigerian national petroleum corporation (NNpc) che rivendica 20 miliardi di dollari di tasse dalle multinazionali petrolifere che estraggono nel paese greggio e gas, ha scosso il settore.

L’imposizione di queste royalties e tasse eccezionali destinate agli stati federali, potrebbe infatti scoraggiare investimenti, che ammontavano a circa 3,5 miliardi di dollari nel 2017, nella più grande economia africana.

L’importo è considerato troppo alto da Royal Dutch Shell, Chevron, Eni, Total, ExxonMobil ed Equinor, invitati a pagare al governo federale nigeriano tra 2,5 miliardi e 5 miliardi di dollari, secondo fonti dell’agenzia Reuters.

In particolare Shell, importante investitore nell’industria petrolifera della Nigeria, dovrà risolvere il problema delle tasse prima di prendere in considerazione la decisione finale di investimento (Fid) sul nuovo progetto petrolifero offshore di Bonga South West Aparo (BSWA) che, ha detto il direttore di upstream, Andy Brown, «potrebbe slittare al prossimo anno».

L’imposta segue la risoluzione di una disputa tra il governo centrale e gli stati federali sulla distribuzione delle entrate derivanti dalla produzione di idrocarburi. Le parti hanno concordato l’anno scorso che Abuja avrebbe pagato agli stati diversi miliardi di dollari.
Non è chiaro se la mossa fosse legata alle imminenti elezioni presidenziali, che si sono svolte il 23 febbraio.

Il paese, membro dell’Opec, ha prodotto circa 2,1 milioni di barili di petrolio l’anno scorso, rispetto a 1,86 milioni di barili nel 2017.
La Nigeria utilizza diversi tipi di contratti con società energetiche straniere, tra cui la creazione di joint venture e la condivisione della produzione, le due partnership più comuni per le compagnie petrolifere internazionali operanti nel paese. (Reuters / Oil Price)