Dal 13 marzo al 10 maggio
A Venezia una mostra che presenta il sacro e la bellezza dell’Etiopia cristiana, in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari. La più grande mostra italiana dedicata all’arte etiopica.

“Bruna sono ma bella…Non state a guardare se sono bruna, perché il sole mi ha abbronzato”. Così leggiamo nel Cantico dei cantici. Bello questo inizio latino estratto da un libro sapienziale della Bibbia per una mostra che ci racconta il sacro e ci fa gustare il bello dell’arte cristiana millenaria d’Etiopia. Il Cantico mette di fronte due protagonisti, un giovane e una fanciulla che esprimono il loro reciproco amore nell’alternarsi di diverse situazioni: la gioia di incontrarsi, la tristezza di separarsi, la ricerca affannosa della persona amata. L’attribuzione a Salomone di questo libretto è fittizia, eppure vera è la storia d’amore tra il re d’Israele, famoso per la sua saggezza, e la Regina di Saba, cui il celebre versetto rinvia.

Il Cantico dunque, quasi parabola del rapporto che si stabilisce tra il visitatore e l’arte cristiana etiopica in cui la mostra ci immerge. Siamo attirati da una bellezza straordinaria che ci affascina e dall’altra ci si sente respinti perché non capiamo…Per render al visitatore più facile l’approccio, gli organizzatori hanno voluto contestualizzare quell’arte, avvicinandola tramite la multimedialità al nostro tempo e al nostro percepire. Il linguaggio multimediale usato per avvicinarci a quest’arte così lontana e rendercela famigliare. La visita non è guidata, ma dei giovani studenti universitari fungono da autentici mediatori culturali: son lì con il loro iPod per rispondere ad eventuali domande del visitatore. Perché l’opera d’arte deve sempre poter rispondere ai nostri perché.

Si tratta di una mostra unica nel suo genere. Nata come una produzione all’interno dell’università Ca’ Foscari. Un’esperienza unica in cui si sono lasciati coinvolgere gli studenti e che l’ateneo veneziano offre alla città lagunare e al mondo intero, in cui vanno a braccetto ciò che è più antico, l’arte, con quel che è più moderno, la tecnologia. Accanto al manufatto c’è sempre l’immagine che racconta il contesto in cui l’opera si è creata.

Che all’interno degli spazi di un’università di stato si possa seguire un bel corso di storia del cristianesimo etiopico, nato già nel IV secolo dopo Cristo, ci lascia ben sperare che nuovi legami di amicizia sono possibili tra quel paese del Corno d’Africa e il nostro che per alcuni anni hanno mescolato parte della loro storia. L’incontro come conoscenza all’inizio di ogni innamoramento.