Un mercato a Serrekunda (Foto: Martina Stefanile)

Dopo tre anni di governo Barrow, la ripresa dell’economia è ancora lenta e insufficiente. E sarebbe ingeneroso attribuirne la colpa al presidente attuale senza ricordare che situazione si è ritrovato tra le mani. Il paese ereditato da Jammeh nel 2017, non era solo affamato di democrazia, ma anche interamente da ricostruire.

Si collocava al 174° posto su 188 nell’Indice di sviluppo umano della Nazioni Unite, che tiene conto di speranza di vita, livello di istruzione e reddito. E il 48,4% della popolazione viveva sotto la soglia di povertà, secondo quanto documentato dalla Banca mondiale.

Jammeh per oltre vent’anni ha controllato l’economia, disponendo di decine di imprese gestite da prestanome e manovrando numerosi conti bancari, grazie ai quali offriva benefici al suo clan. Come se non bastasse, al momento della fuga in Guinea Equatoriale, ha pensato bene di saccheggiare il Tesoro pubblico. Ed è soltanto nel settembre 2019 che la Commissione Jammeh, appositamente costituita, ha reso pubblico il valore esatto dei beni rubati allo stato dall’ex presidente: 360 milioni di euro.

Molti paesi e organizzazioni internazionali avevano perciò applaudito al nuovo corso e alla transizione democratica in Gambia. E Regno Unito, Usa, Cina, Banca mondiale, e Unione europea avevano fornito al governo Barrow… (Continua a leggere abbonandoti alla versione cartacea e/o digitale del mensile)