Accordi Pesca e Commercio
Il Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea ha aggirato la sentenza della Corte di giustizia che esclude il Sahara Occidentale dagli accordi commerciali tra Europa e Marocco. Una decisione che, di fatto, pone nuovamente il territorio conteso sotto il controllo di Rabat. Ora l’ultima parola passa al parlamento.

Il Consiglio dei ministri degli Esteri dei paesi dell’Unione Europea (UE) ha approvato ieri l’estensione al Sahara Occidentale delle tariffe preferenziali concesse al Marocco dall’Accordo di Associazione che dal 2000 gestisce l’insieme delle relazioni politiche ed economiche tra le due sponde. Con questa decisione l’UE fa tornare il Sahara Occidentale sotto la competenza di Rabat, aggirando la sentenza della Corte di giustizia dell’UE che, nel dicembre 2016, aveva stabilito che l’Accordo di libero scambio col Marocco, che regola il commercio dei prodotti agricoli e della pesca, non si dovesse applicare anche al Sahara Occidentale perché non ne fa parte. Dal 1991 è in corso infatti l’iniziativa delle Nazioni Unite per assicurare l’autodeterminazione del Sahara Occidentale, mediante referendum.

La decisione del Consiglio dell’UE è intervenuta alla scadenza, lo scorso 14 luglio, dell’Accordo di pesca 2014-18 col Marocco, che aveva minacciato ritorsioni nel caso in cui il rinnovo non avesse compreso il territorio sahrawi. Non a caso nel suo comunicato il Consiglio esprime l’intenzione che questo passo possa far progredire i negoziati per il nuovo accordo di pesca nei prossimi mesi. Poiché la decisione del Consiglio modifica comunque l’accordo, il parlamento europeo dovrà pronunciarsi per la sua adozione definitiva. La partita non è di poco conto, poiché il 91,5% delle catture legate agli accordi tra Marocco e UE avvengono in realtà nelle acque del Sahara Occidentale, secondo la stima dell’avvocato generale della Corte di giustizia europea.

Il Fronte Polisario ha fermamente respinto la scelta del Consiglio e si appella al parlamento europeo affinché bocci quella che considera una violazione della sentenza della Corte europea. E a questo proposito ha annunciato un ricorso alla stessa Corte per i danni finora subiti. Il Polisario ricorda inoltre che, in qualità di rappresentante del popolo sahrawi, aveva invitato l’UE a entrare in negoziato per lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio sahrawi, senza che Bruxelles desse seguito alla proposta.

La sentenza della Corte dell’UE del 2016, confermata da un’analoga decisione del febbraio di quest’anno su iniziativa di una Ong inglese, è diventata un terreno di disputa politica nel quale si sono inserite sia Bruxelles che Rabat, per aggirarne le conclusioni. Il fatto è che la stessa sentenza, pur escludendo che il Sahara Occidentale faccia parte dell’Accordo di libero scambio che le era stato sottoposto dal ricorso del Polisario fin dal 2012, non esclude che un accordo Marocco-UE possa includere anche il Sahara Occidentale, a condizione che il popolo del territorio abbia dato il suo assenso.

Su questo dettaglio si è giocata la partita che ha visto la Commissione europea, incaricata dei negoziati, mettere in campo una parvenza di consultazione che si è tradotta in realtà nel dare ascolto esclusivamente a entità marocchine. Come denunciato un mese fa dal Western Sahara Resource Watch, l’osservatorio sulle risorse del Sahara Occidentale, la Commissione fa figurare nell’elenco delle “consultazioni” non solo questa organizzazione ma anche altre che non sono mai state ascoltate. Una vera e propria messa in scena, al solo scopo di fingere di rispettare le sentenze della Corte. Colpisce il disprezzo della Commissione e del Consiglio dell’UE per la legalità internazionale, l’ultima parola spetta ora al parlamento europeo. Se le nuove disposizioni saranno definitivamente approvate, il Polisario ha già annunciato che ricorrerà nuovamente alla Corte di giustizia dell’UE per farle annullare.