Rapporto Ocean beyond piracy
Il Golfo di Guinea resta una delle zone più soggette ad attacchi di pirateria del continente africano. Assalti alle imbarcazioni commerciali con furti e rapimenti a scopo estorsivo sono ancora frequenti. Nel Corno d'Africa aumentano i sequestri di persona. Il rapporto di Ocean beyond piracy.

La pirateria continua a rappresentare un serio problema per il commercio marittimo in Africa, anche se le operazioni militari di pattugliamento hanno dato incoraggianti risultati negli ultimi cinque anni. Se nel sudest asiatico le misure di cooperazione regionale hanno portato ad una netta diminuzione degli attacchi nella seconda metà del 2015, il Golfo di Guinea resta invece la zona più pericolosa, con un aumento delle azioni di pirateria e della violenza con cui vengono condotte.

Sequestri di imbarcazioni, furti, rapimenti a scopo estorsivo e uccisioni, sono concentrati nella regione del delta del Niger, dove i pirati hanno le loro basi. Ma, come evidenzia il recente rapporto “State of maritime piracy 2015”, stilato dall’organizzazione Ocean beyond piracy (Obp), “l’aumento dei pattugliamenti delle forze dell’ordine nigeriane ha costretto le gang a modificare il proprio modello di business, spingendo i pirati a cercare nuovi obiettivi fuori dalle acque territoriali della Nigeria”.
In generale, “gli sforzi per combattere la pirateria nella regione hanno ridotto con successo i casi di dirottamento per furto di petrolio, ma resta ancora molto da fare contro la minaccia di sequestri di persona”. Alla diminuzione dei furti di petroliere, ha contribuito notevolmente anche l’abbassamento del prezzo del greggio che ha reso meno vantaggioso questo tipo di attività e favorito, invece, i rapimenti di membri degli equipaggi. Il principale problema in questi mari, però, è la sostanziale impunità dei reati di pirateria che, fa notare Obp, rischia di cronicizzare l’insicurezza marittima nella regione.

Cambio al vertice
Il rapporto evidenzia anche come le elezioni presidenziali di marzo abbiano influenzato notevolmente la sicurezza in mare. Alla vittoria di Muhammadu Buhari sul presidente uscente Goodluck Jonathan (originario del Delta del Niger), è seguito il licenziamento del capo della sicurezza marittima, Patrick Ziadeke Akpobolokemi, e l’annullamento del contratto per le attività di sicurezza affidato alla Global West Vessel Specialists, società legata all’ex militante del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, Government Ekpemupolo (alias Tompolo). La società è finita nel mirino della magistratura nigeriana in relazione alla presunta sottrazione di 231 milioni di dollari di fondi governativi. Dopo la fuga di Tompolo – tuttora latitante – fa notare il report, “il numero di attacchi è lentamente diminuito”.

Corno d’Africa
La situazione generale è migliore nel settore dell’Africa orientale, anche se, avverte l’organizzazione legata al trasporto marittimo, l’attività di pirateria rischia di rianimarsi con l’affievolirsi della presenza di controllo. Alla diminuzione del 15% delle attività di pattugliamento internazionale nelle acque dell’oceano Indiano antistante la Somalia e il golfo di Aden nel 2015, è corrisposto infatti, un aumento dei sequestri di persona, con 108 marittimi tenuti in ostaggio.
Se in passato il sostegno della popolazione ai pirati aveva favorito la creazione di porti sicuri in cui far approdare le imbarcazioni sequestrate e in cui tenere gli ostaggi, la massiccia presenza di navi di pattuglia e la parallela attività di controllo a terra, hanno ridotto le “zone di sicurezza” dei pirati somali.
Ma, avverte Obp, “una serie di indicatori dimostrano che i pirati somali rimangono attivi e ancora in possesso di volontà e capacità di condurre attacchi” in particolare nelle zone di Galmudug e ad est di Bosasso, nel Puntland.

Sopra una mappa che riporta gli attacchi di pirateria avvenuti nel 2015 nel Golfo di Guinea.