Crimini ambientali / Kenya
Uno dei principali membri della catena del contrabbando internazionale d'avorio è sotto processo da dicembre a Mombasa dopo essere stato arrestato in Tanzania. Ma la rete del commercio illegale di avorio e corni di rinoceronte è ormai nelle mani di grandi organizzazioni che hanno anche appoggi istituzionali. I guadagni spesso alimentano gruppi terroristici.

A Mombasa, città costiera del Kenya tra i principali snodi commerciali dell’Africa dell’Est, è in corso dal 30 dicembre il processo a Feisal Mohammed Ali, arrestato lo scorso giugno in Tanzania e subito estradato nel paese vicino.
Il quarantaseienne uomo d’affari è accusato di “possesso illegale di trofei di caccia”, ovvero di “possesso e commercio di zanne di elefante”. Le autorità keniane lo considerano un importante anello della catena del contrabbando internazionale di avorio. Mohammed Ali era riuscito a sfuggire alla cattura nel maggio 2014, quando la polizia di Mombasa, rifiutando una tangente di circa 49.000 euro, aveva sequestrato un furgone contenente 228 zanne di elefante e 74 pezzi di avorio, per un peso complessivo di oltre due tonnellate.
L’uomo è il secondo della lista di nove persone ricercate dall’Interpol per “crimini ambientali” nell’ambito dell’operazione “Infra Terra” che solo poche settimane fa ha registrato un altro successo con la cattura, in Zambia, di un altro presunto trafficante, Ben Simasiku, arrestato con l’accusa di possesso di avorio proveniente dal Botswana.

Molti sperano che il processo di Mohamed Ali possa mettere a nudo i circuiti illegali e le complicità che permettono il traffico dall’Africa all’Asia, dove l’avorio si vende a 2.000 dollari al chilo. 
Poco più di una speranza però. Secondo uno studio recente, in Kenya solo il 7% delle persone condannate per crimini nei confronti di elefanti o rinoceronti vengono poi incarcerati. Come riportato da Askanews.it.

Il commercio di zanne di elefante e corna di rinoceronte è ormai da tempo nelle mani di grandi organizzazioni criminali, ben equipaggiate sotto il profilo tecnico ed economico, che possono contare su un’altissima possibilità di corruzione e su complicità ad alti livelli istituzionali. Un business illegale che assicura guadagni pari, se non superiori, a quello del traffico internazionale di droga e di esseri umani.

Affari che stanno portando queste due specie animali verso l’estinzione nell’arco di pochi decenni.
Nel 2014, uno studio congiunto del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite e dell’Interpool, stabiliva in 25.000 il numero di elefanti uccisi ogni anno, per un giro d’affari di circa 188 milioni di dollari. Guadagni che, secondo le denuncie di organizzazioni come la keniana Elephant Action League (Eal), avrebbero attratto l’interesse di movimenti jihadisti come i somali Al Shabaab, cui parte dei finanziamenti proverrebbero proprio dal commercio di avorio. Altri gruppi armati come i nord ugandesi Lord Resistence Army e i sudanesi Janjaweed, trarrebbero già da tempo benefici economici dal commercio di zanne d’elefante.

Un traffico, quello dell’oro bianco che abbraccia una vasta area geografica, ovvero le immense riserve naturali dell’Africa dell’Est e dell’Africa Centrale. Le analisi effettuate sul dna delle zanne sequestrate negli ultimi cinque anni, indicano che la maggior parte provengono da due aree: la Selous Reserve in Tanzania e la foresta pluviale del bacino del Congo. Da qui i carichi arrivano nei porti di Mombasa, Dar el Salaam e Zanzibar, dove vengono occultati in continer diretti verso l’Asia (Cina e Thailandia sono i maggiori acquirenti) dove l’avorio viene acquistato a oltre 2000 dollari al chilo.
Ma gli elefanti non sono le uniche vittime di questo business criminale. Il 2014 è stato un anno record per quanto riguarda la strage di rinoceronti in Sudafrica (che ospita l’80% della popolazione mondiale di questa specie): 1.215 gli animali uccisi, oltre 100 ogni mese, il 21% in più rispetto all’anno precedente, secondo un recente studio del Wwf. 

Nella foto in alto il sequestro di un carico di avorio in Kenya. (Fonte: Afp). Nella foto sopra Feisal Mohamed Ali nel tribunale di Mombasa (Kenya) (Fonte: Afp).