Land grabbing in Sierra Leone
Da otto anni la popolazione di Sahn Malen combatte contro la multinazionale agroindustriale Socfin e contro la coltivazione intensiva di palme da olio su quelle che erano le loro terre. Ora, un rapporto raccoglie e documenta i danni ambientali e le violazioni dei diritti umani compiute con il sostegno delle autorità locali.

Nel mese di febbraio l’ong Fian Belgio ha pubblicato un rapporto dal titolo “Land grabbing per l’olio di palma in Sierra Leone”. Il testo analizza l’impatto del colosso di agribusiness belgo-lussemburghese Socfin sui diritti umani nel territorio tradizionale di Sahn Malen, nel distretto di Pujehun, nel sud della Sierra Leone.

Il rapporto fa il punto della situazione dopo anni di opposizione delle comunità locali. La popolazione, infatti, si è rivolta per la prima volta a Fian Belgio nel 2011, con l’arrivo nel loro territorio della Socfin agricultural company Sierra Leone (Sac), che ha ottenuto dal governo una concessione per 50 anni, rinnovabile per altri 25, per la coltivazione di palma da olio.

Sac è una sussidiaria di Socfin, controllata al 54% dal businessman belga Hubert Fabri e al 38% dal magnate francese Vincent Bolloré. Dopo una serie di accordi firmati con il capo tradizionale, oggi l’impresa controlla più di 18mila ettari di terra, 12mila dei quali sono stati convertiti a piantagione. La concessione interessa 52 villaggi e più di 32mila persone.

Terre rubate

Sin dalla firma, l’intesa tra il governo e la compagnia ha generato l’opposizione delle comunità locali, sottolinea il rapporto. Lamentano l’assenza di una consultazione libera, previa e informata, la mancanza di trasparenza, alti livelli di corruzione nel processo di acquisizione delle terre, l’uso di minacce e intimidazioni, e l’inadeguatezza delle compensazioni.

«La contestazione si sta cristallizzando a causa della mancata realizzazione delle promesse fatte inizialmente» sottolinea Florence Kroff di Fian Belgio, che ha partecipato all’ultima missione sul campo, nel 2018. A favorire il peggioramento delle condizioni di vita e il clima di conflitto è anche «l’indebitamento delle famiglie che devono far fronte ai loro bisogni primari» sottolinea.

Kroff spiega che ultimamente si registrano conflitti legati al trasporto dei frutti della palma. Molte persone vengono arrestate con l’accusa di furto per aver attraversato la piantagione trasportandone i frutti. «La polizia non fa distinzione tra palma da olio coltivata artigianalmente e frutti provenienti dalla piantagione» racconta la ricercatrice di Fian, riportando le interviste raccolte nei villaggi.

Violenze e intimidazioni

Il territorio di Malen è tornato a far parlare di sé lo scorso gennaio, quando due persone sono state uccise e un militare è rimasto ferito durante scontri tra popolazione e polizia. A seguito delle violenze, 15 persone sono state arrestate e poi liberate su cauzione, in attesa del processo. Si tratta di un parlamentare indipendente e di alcuni membri dell’associazione Maloa (Malen affected land owners and land users association). Le autorità, infatti, hanno indicato come responsabili degli scontri il politico e gli attivisti che contestano Socfin, che avrebbero utilizzato armi da fuoco.

Un gruppo di organizzazioni nazionali per i diritti umani ha effettuato una ricerca sul campo subito dopo l’accaduto. Secondo il rapporto pubblicato dopo la visita sul luogo, non esistono prove che colleghino i 15 arrestati al conflitto generato dalle proteste. Le autorità locali, riporta il documento, avrebbero utilizzato il pretesto delle violenze per avviare una persecuzione diretta ai leader dell’associazione che si oppone alla presenza della compagnia Sac.

Le organizzazioni della Sierra Leone denunciano un uso eccessivo della forza da parte di polizia e militari: proprietà vandalizzate, pestaggi e intimidazioni. I membri della comunità sarebbero stati detenuti senza accuse precise.

Non si è fatta attendere la reazione della compagnia. Con un comunicato stampa, Socfin ha accusato alcuni media belgi di aver riportato notizie scorrette riguardo l’accaduto e si è dissociata dalle violenze esplose nella comunità. L’azienda, inoltre, ha diffuso un documento ufficiale delle autorità locali che la esonera da responsabilità per gli eventi accaduti a gennaio. Nella nota, Socfin denuncia anche di essere stata vittima di continui furti di frutti della palma, in diverse zone della piantagione. Secondo la compagnia sarebbe stato un gruppo di giovani ad attaccare militari e poliziotti che si trovavano a protezione di alcune installazioni della piantagione.

Comunità depredata

Nel suo rapporto Fian analizza in modo dettagliato le violazioni dei diritti umani registrate in questi anni, a partire dalle tre indagini sul terreno. Alle comunità non sono state garantite adeguate cinture verdi intorno ai villaggi, dove poter coltivare i prodotti tradizionali. Con l’arrivo della compagnia è diminuita la varietà del cibo consumato. La compagnia, dal canto suo annuncia di aver riservato circa 200 ettari per la coltivazione di riso destinato alla comunità.

L’arrivo della monocoltura di palma, al posto delle piante e dei cespugli, ha avuto un impatto anche sulla biodiversità animale, oltre a rendere più difficile l’approvvigionamento per la medicina tradizionale che utilizza le piante.

Le comunità, inoltre, denunciano l’inquinamento di alcune delle principali fonti d’acqua, a causa delle attività della piantagione. Socfin sottolinea di poter offrire più di 3mila posti di lavoro, le testimonianze raccolte, però, evidenziano che solo un terzo sono occupazioni permanenti, le altre sono giornaliere, con un salario al di sotto del minimo sindacale.

Nel rapporto, Fian sottolinea anche la costante criminalizzazione del movimento di opposizione alla piantagione, la repressione e l’uso della violenza. I membri di Maloa chiedono da tempo un’inchiesta indipendente per riprendere il dialogo con il governo e con la compagnia.

Nella foto in alto un operaio di fronte a un escavatore che sta sgomberando il terreno per una piantagione di palma da olio a Malen,  il 28 ottobre 2011 (Reuters / Simon Akam – farmalandgrab.org)

Nella foto sopra uno striscione di protesta delle donne della comunità contro le violazioni dei diritti umani attribuite alla Socfin.