Rd Congo / Sud Kivu

Nella Repubblica democratica del Congo i vescovi della provincia del Sud Kivu si sono detti preoccupati per la persistenza e la proliferazione di gruppi armati e di bande di criminali che perpetrano massacri, attacchi, rapimenti e saccheggi, causando grandi spostamenti di popolazioni. Tra questi hanno segnalato anche la penetrazione jihadista affiliata allo Stato islamico.

“Queste situazioni manifestano il declino dello Stato” sottolineano i vescovi in un documento diffuso lunedì, al termine dell’assemblea ordinaria dell’Assemblea episcopale provinciale di Bukavu (Assepb).

Le popolazioni più colpite sono quelle di Beni e di Butembo, dove diversi massacri sono attribuiti all’Adf-Nalu (Forze democratiche alleate), una milizia di origine ugandese presente da anni nellla zona ma che di recente ha assunto i caratteri di un’organizzazione jihadista. Il gruppo avrebbe infatti dato vita allo Stato islamico nella provincia dell’Africa centrale che ultimamente ha iniziato a rivendicare i suoi attacchi mediante un suo sito web ufficiale.

Altre violenze sono commesse da milizie e gruppi armati presenti nelle zone di Uvira, Fizi e Mwenga, per il possesso di terre o per questioni di leadership dei capi tradizionali locali, con conseguente accentuazione del tribalismo e delle divisioni etniche.

La mancanza di sicurezza e dello Stato indebolisce ulteriormente un’economia già disorganizzata e esposta alle devastazioni di uno sfruttamento interno ed esterno: i minerali vengono saccheggiati, l’agricoltura locale è abbandonata a favore di prodotti esteri sovvenzionati, l’imprenditorialità locale è quasi inesistente, la riscossione delle tasse è lasciata nelle mani di agenti statali che spesso ne approfittano a proprio vantaggio.

I vescovi chiedono alle autorità centrali di “riprendere in mano la gestione della missione sovrana dello Stato: quella di assicurare l’unità, l’integrità territoriale, la sicurezza delle persone e dei beni, e la promozione del benessere della popolazione”; “garantire la protezione delle risorse naturali. Prima di procedere a qualsiasi accordo con terzi, siano assicurati e garantiti gli interessi nazionali e il rispetto per l’ambiente”; “stimolare la creazione di posti di lavoro per le popolazioni locali”; “accentuare il contrasto alla corruzione delle élite, attraverso un’adeguata politica dei salari dei dipendenti statali”; “completare il ciclo elettorale, organizzando senza indugio le elezioni locali attraverso la mobilitazione dell’impegno dei cittadini, come elettori o candidati”. (Fides)