Rd Congo / Kasai Centrale

Tra il 9 e il 13 febbraio l’esercito congolese ha ucciso almeno 101 persone, tra cui 39 donne nella regione del Kasai Centrale. A denunciare il massacro è stata ieri Liz Throssell, la portavoce dell’Agenzia Onu per i diritti umani. “Siamo profondamente preoccupati per l’elevato numero di decessi segnalati – ha detto -, che se confermati suggerirebbero un uso eccessivo e sproporzionato della forza da parte dei soldati governativi”.

Gli scontri hanno avuto luogo all’interno e alla periferia di Tshimbulu, circa 160 km a sud della capitale provinciale Kananga. Secondo fonti locali i militari avrebbero aperto il fuoco sparando indiscriminatamente con le mitragliatrici quando hanno avvistato i combattenti della milizia del defunto capo tribale Kamwina Nsapu, armati per lo più di machete e lance. Nsapu è stato ucciso dalle forze armate congolesi lo scorso agosto, dopo aver giurato di liberare la provincia del Kasai Centrale dalla presenza dei militari di Kinshasa, accusati d’aver abusato della popolazione locale.

Gli scontri tra forze di sicurezza e milizie – che godono di ampio sostegno popolare – hanno provocato negli ultimi mesi centinaia sono morti e decine di migliaia di sfollati.

In generale, la violenza delle milizie in Congo (una polveriera di conflitti legati alla terra, all’etnicità e alle risorse minerarie) è stata esacerbata dalla crisi politica dovuta alla volontà del presidente Joseph Kabila di restare al potere nonostante la scadenza del suo mandato costituzionale a dicembre. (Reuters)