Rd Congo / Nord Kivu

Almeno 15 civili sono stati uccisi da sospetti membri della milizia jihadista filo ugandese Forze Democratiche Alleate (ADF) durante la notte tra venerdì e sabato dentro e intorno al villaggio di Mbau, nel settore orientale della Rd Congo, l’ultimo di una serie di massacri compiuti contro la popolazione nelle ultime settimane.

Altre 6 persone erano state uccise tra giovedì e venerdì a Mabasele, e tre sequestrate. Tutti sono stati giustiziati con coltelli e machete.

Gli omicidi sono cresciuti dal 30 ottobre, quando l’esercito ha lanciato una campagna militare nella zona, per sradicare la milizia dalle fitte foreste vicino al confine con l’Uganda. Come già avvenuto durante le precedenti operazioni militari contro l’ADF, i suoi combattenti si sono rivalsi attaccando civili, uccidendo più di 40 persone dalla scorsa settimana, secondo gli attivisti della società civile locale.

«I ribelli stanno attaccando i civili per diffondere confusione e panico tra la popolazione», ha affermato Donat Kibwana, amministratore regionale nella vicina città di Beni.

I residenti di Mbau hanno affermato che ci sono volute molte ore prima che i soldati nelle vicinanze rispondessero, una denuncia comune dopo gli attacchi nella zona.

Ricercatori e gruppi per i diritti umani affermano che anche alcuni soldati congolesi e altri gruppi ribelli hanno partecipato ai massacri, iniziati nell’ottobre 2014 per motivi spesso legati alla competizione per il potere in zone senza legge, dominate da dozzine di gruppi armati. Tra i membri della società civile nella zona c’è anche chi parla di un lento genocidio compiuto con il coinvolgimento del governo. (Reuters)