Rd Congo

Dieci persone sono state rapite in seguito ad un nuovo attacco compiuto da un gruppo armato nella regione di Beni, nella martoriata provincia del Nord Kivu, nel nord-est della Repubblica democratica del Congo.

Secondo quanto riferito ieri da fonti locali all’agenzia France Presse, gli assalitori hanno fatto irruzione nel villaggio di Chianichani, dove hanno saccheggiato e bruciato un centro sanitario e rubato in molte abitazioni. Non è chiaro quando l’attacco sia avvenuto.

Secondo l’organizzazione statunitense SITE Intelligence, che monitori l’attività online di suprematisti bianchi e jihadisti, il sedicente Stato islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco a Chianchiani e in un altro villaggio, Kumbwa, a Kamango, dove sostengono di essersi scontrati con l’esercito congolese. L’esercito non ha però confermato.  

Kamango è una località situata a circa 80 km da Beni città colpita da un’epidemia del virus ebola che in 10 mesi ha ucciso 1.218 persone secondo gli ultimi dati dell’Oms. Una cifra tre volte maggiore secondo fonti locali sentite da Nigrizia.

Nella regione, ricchissima di legname pregiato, petrolio, oro, coltan, diamanti e altri minerali preziosi, sono attivi da decenni più di 100 milizie, finanziate da attori diversi.

In un video diffuso il 29 aprile da Al-Furqan Media, il leader dell’ISIS Abu Bakr al-Baghdadi, nella sua prima apparizione in cinque anni, ha di fronte alcuni documenti su affiliati globali, tra cui uno intitolato “Wilayat Central Africa” (Provincia dell’Africa Centrale). Il mese scorso lo Stato islamico per la prima volta ha affermato di essere dietro ad un attacco a una posizione dell’esercito congolese.

Nel territorio è attivo un gruppo armato islamista, le Forze demoratiche alleate (Adf) – in fuga dall’Uganda a metà degli anni ’90 – regolarmente accusate dalle autorità della Rd Congo di attaccare le posizioni dell’esercito nel Nord Kivu. In particolare, le Adf sono accusate di massacro che nel 2014 ha ucciso centinaia di civili nella regione di Beni.

Fonti locali parlano di un “genocidio” in atto delle popolazioni locali, a maggioranza cristiana, massacrate sistematicamente e costrette ad abbandonare le loro terre con la complicità delle autorità di Kinshasa. (AFP / News 24)