“Ramadan karim, Ramadan karim” (il nobile Ramadan) è lo slogan che si poteva sentire ogni giorno per le strade del Cairo. In tutto il paese il Ramadan è un evento religioso e sociale molto vissuto e soprattutto nella città del Cairo dove si concentrano quasi 20 milioni di persone.

Sin dal primo giorno del grande digiuno si può notare il cambio nello stile di vita della gente. I piccoli centri commerciali (ristoranti e caffè) erano completamente chiusi durante il giorno e niente odorava di cibo per le strade. Prima del suo inizio bastava girare per i vicoli e i mercati del Cairo per sentire i profumi di carni alla griglia, macellerie e spezie.

Con il Ramadan, abbiamo dovuto aspettare fino al tramonto per respirare alcuni profumi del pasto dell’iftar che rompe il digiuno del giorno e dà il via libera a una grande rete di convivialità, solidarietà tra famiglie, vicini e passanti che condividono per strada cibo e bevande.

I buffet si aprono all’incrocio delle strade o davanti alle moschee offrendo così un pasto gratuito a tutti coloro che passano e non hanno avuto da mangiare durante il Ramadan: poveri, malati, gente di strada, si mescolano intorno a questi buffet aperti a tutti per mangiare, bere e conversare.

Il Ramadan è vissuto in Egitto in un grande clima di solidarietà, riconciliazione e condivisione. Già nei supermercati possiamo vedere confezioni di alimenti in vendita a prezzo ridotto e la sera, pochi minuti prima della fine del digiuno, osserviamo qua e là alcuni fedeli che offrono succhi di frutta ad altri che sono bloccati nel traffico e non possono arrivare a casa in tempo per rompere il digiuno con la famiglia.

Agli incroci, alcune donne vestite di bourkhate (abiti neri che coprono tutto il corpo) aspettano l’elemosina dai passeggeri per strada. Nelle metropolitane e negli altri mezzi di trasporto pubblico è facile sentire chi legge ad alta voce il Corano per invitare i vicini a prestare attenzione all’ascolto della parola di Dio, perno centrale di questo tempo unico nella vita di fede dei musulmani. Nei condomini e nei luoghi di lavoro una sorta di recita del Corano è collegata al movimento dell’ascensore.

Il Ramadan fa parte dei cinque pilastri dell’islam e nelle società musulmane, in particolare in Egitto, dove i fedeli musulmani rappresentano il 90% della popolazione, occupa un posto centrale nell’organizzazione legale, politica, e religiosa della società. La sharia, la legge islamica, costituisce in Egitto la base costituzionale e giuridica del paese e l’islam, qui fondamentalmente del ramo sunnita, è religione di Stato, anche se il diritto alla libertà religiosa è sancito dalla Costituzione del 2007.

Il Ramadan è il quarto pilastro dell’islam, non in ordine di importanza, visto che i cinque fondamenti sono un corpus comune che dovrebbe essere esercitato dal credente in un graduale ordine di fede, secondo le possibilità che ha di realizzarlo. Se il pellegrinaggio alla Mecca può essere una scelta che dipende dalle possibilità finanziarie, il Ramadan, al contrario, è un imperativo da compiere e il fortissimo mutuo controllo sociale ne assicura il rispetto.

L’eccezione al digiuno può essere comunque concessa in alcuni casi da valutare attentamente, visto che in Egitto ogni deviazione potrebbe anche tradursi in una fatwa (una condanna o una scomunica pronunciata contro un fedele musulmano che non osserva la regola ed i principi) da parte dello stesso mufti, l’autorità islamica più importante nel paese. Questo quarto pilastro dell’islam è così sacro nella società musulmana che coloro che ricevono anche il permesso di non digiunare durante il Ramadan, sono tenuti comunque a praticarlo in un altro periodo dell’anno.

Tuttavia, per quasi due anni, con l’avvento della pandemia e l’alto tasso di contaminazione che ha subito l’Egitto (un numero considerevole anche se i media ridimensionano per preservare il turismo), il governo egiziano è stato molto severo nelle restrizioni durante il mese di Ramadan soprattutto in aspetti relativi ai pasti pubblici e alla rottura del digiuno.

Sono state fornite diverse istruzioni per impedire qualsiasi incontro pubblico che avrebbe potuto essere fonte di diffusione del virus. In occasione della fine del mese di Ramadan è appena stato emesso un decreto presidenziale che impedisce i grandi raduni nelle moschee. I luoghi festivi sono chiusi e viene imposto il coprifuoco dalle 21.

Nonostante i principi religiosi e canonici della religione, l’islam ha dovuto obbedire all’emergere della pandemia. Sebbene l’islam sunnita dell’Egitto appaia rigido nella sua espressione, bisogna anche dire che il mondo intero, compreso il mondo musulmano, ha compreso che la pandemia può essere fermata solo con alcune misure di cautela e protezione.

Le religioni in generale, e l’islam in Egitto in particolare, sono ben consapevoli di questa realtà. L’autorità di Al Hazar, moschea e Università del Cairo, punto di riferimento mondiale per tutto il mondo islamico sunnita, ha contribuito molto a far osservare le restrizioni e sta collaborando bene con il governo egiziano nella lotta contro la pandemia.

Non mancano certo le resistenze di alcuni gruppi che si sentono troppo limitati nell’esercizio di devozioni e pratiche comuni all’universo religioso musulmano. Per molte frange della società e tanti settori di confraternite islamiche, il tempo del Ramadan resta un momento fondamentale di pratica della fede, non negoziabile, anche se la pandemia ne ha inevitabilmente ridotto l’impatto