Il presidente del Rwanda Paul Kagame (Credit: Wiki)

È in via di allestimento il piano di Paul Kagame (presidente del Rwanda) e di Joseph Kabila (ex presidente della Repubblica democratica del Congo e ancora molto influente nel governo congolese) e per assumere il controllo della città di Bunia e quindi dell’Ituri, provincia dell’est del paese.

Gli attori visibili di questo piano sono le milizie della Cooperativa per lo sviluppo del Congo (Codeco, composta da combattenti di etnia lendu) e della Forza patriottica e integrazionista del Congo (Fpic, altra milizia di etnia bira), ma a pilotare l’iniziativa è il Rwanda.

Il governo di Kigali si è reso conto che le sue azioni di destabilizzazione nelle province del Nord e del Sud Kivu, e anche nell’Ituri, sono ormai troppo scoperte e potrebbero suscitare reazioni sia nella regione che a livello internazionale. Quindi ha deciso di affinare la sua strategia dell’azione sotto copertura, già sperimentata da anni in Rd Congo.

In questo caso, ha deciso di utilizzare come schermo, oltre a Coneco e Fpic, anche il movimento armato M23 affidandogli una parte nella conquista di Bunia. L’M23 è un gruppo finanziato da Rwanda (lo attesta anche un rapporto delle Nazioni Unite), che è stato attivo tra il 2012 e il 2013.

Con il pretesto che gli accordi firmati con il governo congolese non sono stato rispettati, l’M23 è pronto a riprendere le armi mobilitando la propria riserva di combattenti che si trova nell’Ituri. A sostenere l’operazione ci sono anche le migliaia di soldati rwandesi infiltrati nelle forze armate congolesi (Fardc) allo scopo di sabotarle dall’interno.

Sempre in accordo con Kabila, il presidente rwandese ha fatto posizionare al confine tra l’Ituri e il territorio di Beni (Nord Kivu) non meno di 100mila rwandesi, che ufficialmente sono dei contadini del gruppo etnico banyabwisha in cerca di terre da coltivare. In realtà si tratta in gran parte di militari ben addestrati da Kigali e pronti ad agire.

Kasumbo guida le manovre

A organizzare questo programma di conquista troviamo Bernard Ngozi Kasumbo, colonnello dell’esercito rwandese espressamente inviato nell’Ituri dal governo di Kigali. Il colonnello opera nella forza speciale rwandese ed è molto vicino al presidente Kagame.

Tra i suoi compiti anche quello di reclutare congolesi e di trasformarli in miliziani disponibili a collaborare con i combattenti banyabwysha. Ha tentato con l’etnia hema, ma ha trovato l’opposizione dei notabili di questa comunità. Meglio gli è andata con i giovani dell’etnia bira che hanno costituito la milizia Fpic.

Tutti gli attacchi che si sono verificati in questi giorni nei dintorni di Marabu, Nyankunde e Irumu hanno avuto lo scopo di consentire il passaggio di truppe rwandesi provenienti dalle cittadine di Boga e Tchabi e anche da Beni. Nella regione ci sono anche due fattorie che servono da transito e da deposito di armi per gli assalitori rwandesi. La prima, a Sota, è di proprietà del senatore Tibasima; la seconda, a Imuru, fa capo a Baramaki, notabile hema.

Sempre in preparazione della caduta di Bunia, il Rwanda ha infiltrato nella milizia Codeco 17 suoi militari che conoscono bene l’Ituri, avendo già sostenuto varie ribellioni pro-rwandesi. Tra questi, il colonnello Innocent Zimurinda, il maggiore Jimmy e il maggiore Maseva. A loro è affidato il compito di preparare l’assalto a Bunia da nord.

Un’altra figura di primo piano in questa operazione è il colonnello Paluku Sikuli Lafontaine, già capo di milizie mai-mai e al servizio del Rwanda da molti anni. Lafontaine dovrebbe essere assegnato a breve all’esercito congolese di stanza a Goma. Quando sarà il momento, il colonnello prenderà la testa di un ammutinamento per conquistare anche la città di Goma, capoluogo del Nord Kivu.

A denunciare il progetto di balcanizzazione e l’intervento rwandese è anche Gaspare Trasparano, missionario comboniano a Butembo:

Silenzio sospetto

Mentre si sta architettando tutto questo, da Kinshasa non si leva nessuna voce. Complicità o incapacità? Come si può pensare che i servizi di sicurezza congolesi siano all’oscuro di ciò che si viene preparando nell’Ituri?

Anche perché ciò che accade nell’est può avere conseguenze anche a Kinshasa, e a pagarne le conseguenze potrebbe essere perfino il presidente Félix Tshisekedi, già indebolito dal processo per corruzione che sta subendo il suo capo di gabinetto Vital Kamerhe. Quel Tshisekedi, al potere dal gennaio 2019, che ha tra i punti qualificanti del suo programma di governo proprio la stabilizzazione del nordest del paese…