Rd Congo

Secondo dati diffusi la scorsa settimana dal governo della Repubblica democratica del Congo, sono ormai più di 3mila i contagiati e 2mila i morti per l’epidemia di ebola scoppiata nelle regioni orientali del paese un anno fa. È il numero di vittime più alto nella storia della malattia dopo quello dell’epidemia che ha colpito i paesi dell’Africa occidentale tra il 2013 e il 2016. Allora le vittime furono 11.300 circa. In luglio l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato lo stato di emergenza nelle regioni della Rd Congo colpite dall’epidemia.

È stato, ed è ancora difficile controllare la diffusione della malattia a causa dell’instabilità delle regioni colpite e della diffidenza della popolazione verso le autorità locali e gli interventi sanitari necessari a limitare il contagio. Nonostante tutto, però, nella zona sono state somministrate 200mila vaccinazioni. Il vaccino è ancora sperimentale, ma si stima che sia efficace nel 97,5% dei casi e ha una copertura di circa un anno.

Ora si teme il diffondersi nei paesi confinanti. Alcuni casi di ebola sono già stati registrati in Uganda. 4 persone della stessa famiglia, provenienti dall’Rd Congo sono morti in giugno. L’ultimo riguarda una bambina di 9 anni, pure proveniente da quel paese, morta nel distretto di confine di Kasese nei giorni scorsi. Le autorità sanitarie locali assicurano che è stata individuata all’entrata nel paese e non ha avuto contatti sul territorio ugandese. I casi sono stati finora molto rari per lo stretto controllo della popolazione che passa il confine nei punti di frontiera con l’Rd Congo. Accertamenti altrettanto accurati si svolgono alla frontiera con il Rwanda. Anche in Sud Sudan le organizzazioni internazionali e le autorità sanitarie del paese stanno mettendo in atto misure per impedire il diffondersi dell’epidemia sul territorio di loro competenza.