Rd Congo: «una provocazione» l’accordo UE-Rwanda sui minerali critici
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Kinshasa chiede all’Europa “un chiarimento sul suo comportamento ambiguo”
Rd Congo: «una provocazione» l’accordo UE-Rwanda sui minerali critici
23 Febbraio 2024
Articolo di Redazione
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Elementi dell'esercito congolese schierati in Nord Kivu per combattere la milizia M23

Sta suscitando clamore e sdegno, nella Repubblica democratica del Congo, la notizia della firma di un protocollo d’intesa di cooperazione sulle materie prime ‘critiche’ tra l’Unione Europea e il Rwanda, nell’ambito della strategia europea di investimenti Global Gateway.

Tra i primi ad alzare la voce il presidente congolese Felix Tshisekedi che ha parlato di «una provocazione di pessimo gusto».

Tra Kinshasa e Kigali i rapporti sono tesi da tempo. La Rd Congo accusa l’esercito rwandese di partecipare alla destabilizzazione delle sue province orientali dove ha schierato truppe a sostegno dei ribelli dell’M23 per appropriarsi delle ricchezze del sottosuolo. Accuse verificate anche da diverse cancellerie occidentali e dall’ONU.

Dando seguito a un accordo di partenariato di investimenti in materie prime critiche, sottoscritto due mesi prima tra il Rwanda e la Banca europea per gli investimenti – alla presenza di Paul Kagame e di Ursula von der Leyen – il 19 febbraio scorso è stato firmato a Kigali il piano europeo di investimenti per le materie ‘critiche’.

Obiettivo: “sviluppare le competenze nel settore minerario e migliorare la trasparenza e la tracciabilità”, “rafforzando il ruolo del Rwanda nella promozione dello sviluppo sostenibile e di catene del valore resilienti in Africa”.

Si tratta in particolare – riferisce l’emittente Radio France International – del tantalio e del niobio, due metalli altrimenti chiamati coltan, strategici per la fabbricazione delle moderne tecnologie tra cui smartphone e computer.

Ma, fa notare Kinshasa, “il Rwanda non ha nel suo sottosuolo nemmeno un grammo di questi minerali”, che “estrae dalla RDC”.

Il coro di sdegno prosegue con un intervento su X del portavoce del governo, Patrick Muyaya, che denuncia una contraddizione tra la firma dell’accordo e i valori dell’UE, in particolare per quanto riguarda la difesa dei diritti umani.

“Il governo si aspetta dalle autorità dell’Unione Europea un chiarimento su questo comportamento ambiguo, mentre continuano ad affermare la loro volontà di contribuire alla fine del periodo di crisi nel Congo orientale e dello sfruttamento illecito delle sue risorse naturali”, aggiunge il ministero degli Esteri congolese, in un comunicato stampa del 21 febbraio.

Da parte sua Bruxelles difende l’accordo e ricorda di aver condannato e sanzionato in numerose occasioni il comportamento dei diversi attori che sostengono gli oltre 100 gruppi armati attivi nell’est della Rd Congo.

Scenario di guerra in Nord Kivu

Sul terreno, intanto, la situazione per la popolazione è catastrofica. Dall’inizio dell’anno gli scontri tra l’esercito congolese (FARDC) e l’M23 si sono intensificati. E il gruppo armato avanza verso Goma, la capitale della provincia del Nord Kivu, bloccando le principali strade.

Almeno 135mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case dall’inizio di febbraio, fuggendo dagli scontri a fuoco. Moltissimi altri sono rimasti coinvolti negli scontri e gli ospedali sono stracolmi di vittime.

«È come se l’intera popolazione di Oxford dovesse trovare un rifugio di emergenza. E a questi si aggiungono i due milioni e mezzo di persone già sfollate nella regione del Nord Kivu. Anche i campi dove si rifugiano le persone e le strade per Goma sono sotto attacco, quindi le persone non si sentono sicure da nessuna parte», racconta all’agenzia Fides Poppy Anguandia, dell’organizzazione umanitaria cristiana Tearfund.

Goma è stata «completamente soffocata da quando le truppe dell’M23 sono avanzate nella città di Sake, 30 km a ovest», aggiunge il vescovo cattolico di Goma, reverendo Willy Ngumbi Ngengele. «Esiste il rischio reale che a Goma scoppi la carestia e che la gente cominci a morire per mancanza di cibo. Osserviamo impotenti lo svolgersi di un disastro umanitario».

Nei giorni scorsi nella capitale Kinshasa e a Goma i movimenti della società civile e la popolazione sono scesi nelle strade per protestare contro il deterioramento della sicurezza e per chiedere alla comunità internazionale di chiedere conto al Rwanda del suo sostegno all’M23 e al conflitto in corso.

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