Immagine tratta da "The Tourist", un nuovo film che descrive un gruppo di consiglieri militari russi nella Repubblica Centrafricana come eroi. Il film sarebbe stato finanziato da Yevgeny Prigozhin, alleato del Cremlino noto come "lo chef di Putin", secondo un'inchiesta di The Moscow Times

L’operazione di riconquista del territorio lanciata dalle forze armate centrafricane (Faca) dopo l’offensiva dei gruppi armati ribelli che erano arrivati a controllare, alla fine dello scorso anno, oltre l’80% del territorio della Repubblica Centrafricana (Rca), ha beneficiato del sostegno delle forze armate russe, rwandesi e dei mercenari della società Wagner.

Creata da Dmitri Outkin, un ex ufficiale dei servizi segreti russi, Wagner è una società di contractor sulla quale la Federazione russa si appoggia per difendere i propri interessi nel mondo. In Africa ricordiamo la loro presenza in Libia, a sostegno del generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, e in Mozambico per far fronte ai gruppi armati che imperversano nella regione settentrionale di Cabo Delgado.

La presenza del gruppo Wagner in Rca è stata, da quasi tre mesi, al centro di numerosi reportage di media occidentali e americani. Si tratterebbe, secondo la Minusca, la missione dei caschi blu dell’Onu, di un contingente di circa 2.300 mercenari che in teoria dovrebbero formare le truppe centrafricane delle Faca ma che, in realtà, intervengono operativamente nei combattimenti per respingere i gruppi armati e riconquistare le città, facendo leva su un ingente sistema militare che fa ricorso anche all’utilizzo di droni.

In cambio – sottobanco – di licenze di accesso ai siti minerari. Diverse compagnie minerarie, legate ai mercenari, sono parte dell’impero di Yevgeny Prigohzhin, uomo molto vicino a Vladimir Putin e a capo della Wagner. La CNN rivela che le postazioni dei mercenari russi in Rca si collocano proprio vicino ai siti minerari, diamanti e oro in particolare.

A Ndassima, nel centro del paese e non lontano da Bambari, per esempio, ci sono ricchi giacimenti di oro e proprio lo scorso anno il ministero delle miniere ha tolto la licenza alla compagnia canadese incaricata delle estrazioni, affidandola alla compagnia Midas Ressources, una entità russa che, secondo fonti locali, avrebbe poi espulso dei cittadini dalle vicinanze della miniera, per poter agire con maggiore libertà.

Dopo i recenti reportage di RFI e France 24, è stato pubblicato nei giorni scorsi un nuovo rapporto realizzato dalla CNN e dall’organizzazione The Sentry, complesso investigativo indipendente, fondato da George Clooney e John Prendergast, che segue le connessioni tra soldi e atrocità di massa.

Vi si denunciano le violenze e le brutalità dei mercenari russi e siriani del gruppo Wagner, accusati di esecuzioni sommarie, rapine e saccheggi, e di violenze sulle donne. Si tratta di veri e propri crimini contro l’umanità, le cui responsabilità devono essere chiaramente stabilite.

Già un rapporto della Minusca del marzo scorso, facendo riferimento a diverse fonti e testimonianze locali, puntava il dito sui mercenari per le violazioni, ripetute e su larga scala, dei diritti umani e della legge umanitaria che fanno vivere la popolazione nel terrore. La contrapposizione ideologica tra l’Unione europea e la Federazione russa, fa dubitare numerosi osservatori internazionali sulla veridicità dei fatti denunciati dai media occidentali. Fatti che, tuttavia, sussistono.

La popolazione delle province interessate denuncia le atrocità perpetrate dai mercenari russi da quasi sei mesi. Si tratta, come già evidenziato, di atti di saccheggio, tortura, stupro, esecuzioni sommarie, attacchi indiscriminati contro i civili e incendi alle case.

La popolazione di confessione musulmana si sente particolarmente colpita. Questo sentimento è rafforzato dal grave incendio scoppiato nel sito degli sfollati – soprattutto musulmani – della città di Bambari lo scorso 15 febbraio, ad opera di mercenari russi.

In quell’occasione, denuncia il rapporto, decine di civili, mentre cercavano di rifugiarsi nella vicina moschea, sono stati raggiunti da spari indiscriminati, e a più riprese, da parte dei mercenari che hanno ucciso una quindicina di persone. “Hanno ucciso i nostri bambini” hanno dichiarato le persone sopravvissute sul campo in quel pomeriggio terribile, nel quale non è avvenuto un incidente isolato ma un’operazione programmata e sistematica.

Un massacro di civili che ha risparmiato gli uomini della Seleka, l’alleanza di milizie che aveva preso il potere nel 2013, vero obiettivo dei contractor, come sostenevano gli stessi mercenari della Wagner. Alcune testimonianze rivelano inoltre che, per tre giorni, questi non hanno permesso alla popolazione di raccogliere i corpi senza vita attorno al mercato e chi ha cercato di farlo, ha fatto la stessa fine.

Questo è solo uno delle decine di casi investigati dalla CNN e da The Sentry. Oltre alla tragedia di Bambari, hanno destato scalpore gli omicidi dei capi tradizionali nei villaggi di Kouï e Pombolo, tutti di religione musulmana.

Nonostante la smentita dello stato maggiore delle Faca e del governo russo, il quale sostiene che i soldati della Wagner non prendono parte alle ostilità ma sono coinvolti solo in attività di formazione e di supporto logistico, la popolazione continua ad accusare i russi di aver incendiato il sito degli sfollati e ucciso i capi tradizionali.

Il 14 marzo scorso un gruppo di russi ha ucciso il capo di un villaggio vicino a Bambari, accusato di essere vicino ai ribelli, appiccando il fuoco a 60 case e rubando motociclette e altri beni alla popolazione. Alcuni leader delle comunità sono stati rapiti e portati in altre località. Questa situazione crea un netto divario tra la popolazione e le forze armate venute in appoggio alle Faca.

Quando il capo della Minusca, Mankeur Ndiaye, aveva riferito, nell’aprile scorso a Mosca, delle violazioni dei diritti umani da parte dei mercenari della Wagner, aveva ottenuto dal governo russo piena disponibilità a collaborare. Per poi ritrovarsi, da lì a poco, accusato di falsità e attaccato nel suo operato da alcuni ministri e autorità centrafricane, e da proteste di piazza contro la Minusca a Bangui, con la partecipazione di bambini di 13-14 anni pagati per chiedere la partenza dei caschi blu dell’Onu.

Di fronte a queste esazioni, la reazione del governo centrafricano è più che mai attesa, poiché permetterebbe di fornire un quadro di spiegazioni a livello nazionale e internazionale. Tanto più che la presenza dei mercenari russi non è apprezzata da una larga parte della comunità internazionale, tra cui la Francia, che ha sospeso il suo appoggio finanziario e la sua cooperazione militare con la Rca, definendo il presidente Touadera, con le parole di Emmanuel Macron, un «ostaggio della Wagner».

Stremato da una crisi politico-militare oramai decennale, il paese è ora davanti ad una crisi economico-finanziaria che rischia di farlo precipitare in una situazione caotica senza precedenti. La Banca mondiale subordina il suo appoggio finanziario all’organizzazione di un dialogo inclusivo inter-centrafricano, con lo scopo di smorzare le tensioni politiche.

Sicuramente la presenza dei mercenari russi causa, sul piano finanziario, politico ed economico, delle enormi preoccupazioni allo Stato, che deve reinventarsi e spianare la strada per una vera indipendenza.

Desta sorpresa che uno Stato come la Rca attribuisca un posto di primo piano a dei mercenari nella gestione degli affari pubblici, come i controlli alle dogane e i ministeri della difesa e delle finanze che sono praticamente gestiti dalle forze russe.

Anche il presidente della Repubblica è militarmente consigliato dal responsabile del gruppo Wagner in Centrafrica. C’è ancora spazio per uno stato sovrano in Rca o siamo all’ennesimo cambio di casacca di un dominio esterno, comunque e sempre, di stampo neocoloniale?

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