Dalla Laudato Si’ ai nostri giorni

Dal 2015, quando l’Enciclica è stata pubblicata, fino a oggi, la realtà del mondo è cambiata molto. Il documento ha avuto grande consenso da parte della società civile, ma non certamente nei circoli del potere economico e dei suoi rappresentanti politici, e nemmeno in alcuni settori della stessa Chiesa cattolica.

La Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico a Parigi, tenutasi pochi mesi dopo l’Enciclica, non ha portato a nulla. In America Latina le élite economiche, alleate con l’impero nordamericano, hanno ulteriormente indebolito le strutture democratiche esistenti.

Nel 2015 l’umanità non poteva immaginare di dover affrontare la pandemia del Covid-19 e la conseguente e sempre più scandalosa concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi. Quasi tutti gli scienziati concordano nell’affermare che il Covid ha avuto un effetto più devastante di quanto si potesse immaginare, a causa della distruzione in atto del pianeta. Tuttavia, la piccola élite che domina la politica e l’economia mondiale non dà segnali di cambiamento in questa direzione.

Due Encicliche indicano la strada

La pandemia di Covid-19 ha accentuato l’isolamento dei singoli Paesi, infatti si può constatare come le società nazionali perseverino nella direzione di una desocializzazione, fino a sfociare in una”società di individui”. Il Papa ci avverte: “Dobbiamo superare un mondo in cui ci sono solo partner e non fratelli” (FT 101).

Oggi dobbiamo rileggere la Laudato Si’ partendo da Fratelli Tutti. Le due Encicliche si completano a vicenda. La fraternità umana proposta nella nuova Enciclica va oltre l’umanità, perché apparteniamo alla grande comunità della Vita. È urgente unirsi per trasformare le società di oggi in “un’unica civiltà mondiale“.

Per la maggior parte dell’umanità, la pandemia è stata sinonimo di morte, malattia, sofferenza, aumento della povertà ed esclusione. Tuttavia, per la sua stessa dinamica, il sistema economico dominante ha il potere di ri-significare le catastrofi e trasformarle in opportunità e tempi di abbondanza per i detentori del capitale.

Con la pandemia le aziende del settore farmaceutico e delle biotecnologie, che ottengono la maggior parte dei loro profitti dalle malattie, hanno avuto il più alto innalzamento dei prezzi delle azioni di tutta la loro storia. Essi sono diventati un rifugio sicuro per i grandi investitori capitalisti. Più la pandemia ha portato sofferenza e morte a milioni di persone, e più le industrie sanitarie e gli investitori hanno fatto della malattia stessa un’opportunità per aumentare i profitti.

Come convivere con il fatto che i ricchi hanno aumentato le proprie fortune mentre la maggioranza della popolazione mondiale affronta una tragedia immane? E, ancor di più, come accettare che ciò sia avvenuto senza alcun trucco o inganno, ma come conseguenza degli stessi meccanismi intrinseci al sistema economico globale?

La “conversione ecologica”

Papa Francesco propone non solo qualche cambiamento, ma una svolta decisa nel sistema mondiale stesso. A tal fine, la Laudato Si’ propone di approfondire l’educazione e la spiritualità ecologica (n. 202 e seguenti) con la formazione verso un’alleanza tra gli esseri umani e l’ambiente (n. 209). Ciò non potrà però avvenire senza una vera “conversione ecologica” (n. 216).

Uno dei buoni effetti della Laudato Si’ è stato quello di sostenere e confermare i nuovi percorsi intrapresi da alcuni decenni da teologi che hanno sviluppato una “teologia del Creato” basata sul dialogo con le nuove ricerche e scoperte della cosmologia, con le tradizioni orientali e la spiritualità dei popoli originari.

La confluenza di questi percorsi porta nel campo della teologia e della spiritualità cristiana una nuova sensibilità che include il recupero di una profonda spiritualità ecologica contenuta nelle tradizioni indigene e africane.

Per noi cristiani delle chiese latinoamericane, lo Spirito richiama all’alleanza con i nostri popoli originari a partire dalle loro radici culturali e, allo stesso tempo, ad ascoltare ciò che “lo Spirito dice oggi alle chiese e alle comunità tradizionali” (cfr. Ap 2,7).

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