Ingresso all'ospedale Simão Mendes nella capitale Bissau (Credit: Lusa)

È una lotta infinita, che sta facendo notevoli passi indietro rispetto a quando, a fine aprile, il nuovo ministro della salute, Dionísio Cumbà (che Nigrizia ha intervistato lo scorso maggio), era stato nominato per far fronte all’emergenza sanitaria del paese, promettendo dialogo coi medici e tecnici “ribelli” (praticamente tutti quelli dell’unico ospedale degno di questo nome in Guinea-Bissau, il Simão Mendes della capitale Bissau).

Le richieste del personale sanitario in sciopero da mesi sono note: pagamento dei salari arretrati, migliori condizioni di lavoro, inquadramento – per tecnici e infermieri – della professione all’interno dello Statuto della carriera medica. Il governo, diretto dal presidente della repubblica, Umaro Sissoco Embaló, contestato fin dalla sua elezione alla massima carica dello stato, ha scelto la linea dura: niente dialogo con chi vorrebbe negoziare anche i servizi sanitari minimi e attivazione delle pratiche più dure di repressione di questo sciopero.

Risultato: Yoio João Correia, presidente del sindacato nazionale degli infermieri, e il suo vice, João Domingos da Silva, sono stati arrestati lo scorso 22 ottobre a Bissau, con l’accusa di “omissione di soccorso”, e ancora non sono stati scarcerati. Motivo: avere spinto gli aderenti al sindacato che coordinano allo sciopero ad oltranza, senza la garanzia dei servizi essenziali negli ospedali e centri di salute del paese. Secondo il loro avvocato, Fodé Mané, il crimine di cui i due sarebbero accusati non sussiste e inoltre non prevederebbe la prigione preventiva.

Il 25 ottobre scorso un drammatico consiglio dei ministri ha assunto una decisione del tutto insolita: una sorta di coscrizione civile obbligatoria per garantire i servizi minimi sanitari fino a dicembre. Ormai la rottura delle trattative col personale ospedaliero ha portato alla scelta di sostituirlo con medici e tecnici già in pensione, con medici e tecnici affiliati alla brigata medica cubana che al momento si trovano inattivi, e infine espatriati cubani.

D’altra parte, il consiglio dei ministri ha deciso di lanciare un appello ai partner internazionali nell’ambito della cooperazione medica, accelerando anche il processo di vaccinazione anti-Covid. All’appello ha risposto la Nigeria che invierà nel paese 74 medici specialisti.

In un ultimo slancio diplomatico, il ministro della salute ha invitato, ancora una volta, gli scioperanti a sedersi al tavolo per imbastire un dialogo ragionevole e responsabile, mentre la Lega per i diritti umani sembra voler assumere il ruolo di mediatrice in questa complessa vicenda: infatti, se da un lato essa esige la liberazione immediata dei due sindacalisti arrestati, dall’altro ha invitato il personale medico e paramedico a indirizzare le proprie manifestazioni secondo i dettami legislativi, garantendo, quindi, i servizi minimi essenziali. Il dialogo, quindi, sarebbe l’unica strada percorribile.

A tal fine esistono nodi politici evidenti che mettono in collegamento la questione della sanità con quella della qualità della democrazia della Guinea-Bissau. Una decina di giorni fa un gruppo di associazioni, coordinate dal Movimento nazionale della società civile, ha chiesto a gran forza le dimissioni del ministro dell’interno, Botche Candé, per i suoi modi repressivi che stanno facendo scivolare la democrazia del paese, già debole, verso un pieno autoritarismo, con la compiacenza del presidente della repubblica.

La mano del ministro dell’interno è evidente anche nella vicenda dell’arresto dei due sindacalisti del settore della salute, mentre Dioníso Cumbà sta cercando di risolvere l’intricata situazione con un dialogo che, però, non può non passare dalla liberazione dei due sindacalisti ancora incarcerati e, quindi, con la sconfitta politica della linea governativa più dura.

I prossimi giorni diranno quali delle due linee prevarrà, e soprattutto se le popolazioni della Guinea-Bissau potranno riavere quei servizi essenziali così necessari in un paese il cui sistema sanitario è considerato come il secondo peggiore al mondo, davanti soltanto a quello somalo.

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