Decreto sicurezza bis
Dopo l’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite anche la rete di organizzazioni del Tavolo asilo nazionale esprime la propria contrarietà al decreto legge “sicurezza bis”, un provvedimento che punta unicamente a “criminalizzare le operazioni di salvataggio” in mare, a scapito della vita di chi è in fuga dalla guerra in Libia.

Nel comunicato stampa, pubblicato il 20 maggio e sottoscritto anche da Amnesty International Italia, Oxfam, Comunità di Sant’Egidio ed Emergency, si legge che con questo decreto legge “il governo, negando l’esistenza di una guerra civile in Libia, continua nell’intento di impedire qualsiasi fuga, inasprendo la lotta contro chi cerca di salvare vite umane”.

Il comunicato prosegue sottolineando e criticando il paradosso della norma che intende punire, eventualmente anche con una sanzione amministrativa, il salvataggio dei migranti in mare (se non coordinato dalle autorità), un’azione che è invece conforme all’ordinamento giuridico e ai principi costituzionali.

Il documento si conclude ribadendo che, “come previsto dalla nostra Costituzione, l’Italia dovrebbe promuovere politiche inclusive e di accoglienza, anziché contrastare chi salva vite umane” e che “non si debbano consentire respingimenti verso zone di guerra e verso porti non sicuri, cosi come denunciato dalle Nazioni Unite nella lettera inviata al nostro governo”.

Il documento infatti, palesa preoccupazioni già espresse la scorsa settimana dall’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite che, attraverso una lettera inviata al ministero degli Esteri, ha chiesto il ritiro del decreto e l’interruzione dell’iter d’approvazione.

Secondo le indicazioni Onu, il testo del decreto, che punta a criminalizzare le operazioni di salvataggio, è “potenzialmente in grado di compromettere i diritti umani dei migranti, inclusi richiedenti asilo e le vittime, o potenziali vittime, di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni dei diritti umani”.

Il documento fa seguito a due richiami inviati nel 2018 inerenti alle direttive emanate dal ministro Salvini tra marzo e aprile, che mirano ad ostacolare l’azione delle ong e della Mar Ionio, la nave della piattaforma Mediterranea impegnata nel salvataggio nella zona SAR (di ricerca e soccorso) libica.

Tutto ciò avviene mentre da Tripoli continuano ad arrivare notizie poco rassicuranti. Gli scontri tra le milizie del generale Haftar e le forze fedeli al governo di al-Serraj non accennano a diminuire e si sono assestati da sei settimane a ridosso della capitale. L’offensiva del generale negli ultimi giorni si è abbattuta anche su un centro di detenzione dove, secondo le ricostruzioni, almeno sette persone sarebbero rimaste uccise ed una dozzina ferite. Ma la via per l’Europa, anche e nonostante lo stato di conflitto, rimane preclusa ai migranti.