EDITORIALE – GENNAIO 2020

Il volto italiano della fame africana – editoriale di Nigrizia, gennaio 1985 – ha suscitato un forte clamore mediatico. Del resto era la prima volta che una rivista missionaria cattolica attaccava un sistema di potere imperniato sulla Democrazia cristiana. La stessa sala stampa vaticana disse che quell’editoriale manifestava «una certa dose di irresponsabilità». I comboniani risposero e difesero Nigrizia.

35 anni fa scrivevamo che mentre il parlamento approvava la legge per la lotta contro la fame (con una dotazione di 1.900 miliardi di lire), in realtà l’obiettivo che si perseguiva era quello di mangiarseli quei soldi. Ci dissero che avevamo fatto un processo alle intenzioni. Ma non era affatto così. Pensavamo che la politica avesse uno scarsissimo interesse per la fame in Africa e, quindi, avevamo tratto logiche conclusioni. Altro che cooperazione italiana allo sviluppo!

Oggi Nigrizia vuole ripartire da quel passo storico per guardare oltre. Riprenderne la profezia per tuffarsi dentro le vene aperte di un sistema politico al guinzaglio della finanza. Che continua ad affamare popoli interi, affondare migranti, destrutturare l’accoglienza con gli ultimi due Decreti-Insicurezza.

Le risorse della cooperazione italiana sono piuttosto contenute e riviste al ribasso. Mentre l’insicurezza alimentare in Africa cresce lentamente e costantemente e tocca dal vivo più di un quinto della popolazione.

Come allora si utilizzano quelle briciole degli aiuti allo sviluppo italiani? Vanno a vantaggio delle popolazioni o vanno invece a rafforzare il “sistema Italia” in giro per il mondo? Per l’accordo con la Libia, al tempo del governo Gentiloni (2016-2018) in funzione del contenimento dei migranti, sono stati usati denari della cooperazione?

Altro aspetto da non dimenticare è quello dell’export di armi italiane, con tutte le incrostazioni che si porta dietro. Ne parlammo in quell’editoriale, chiedendoci che legame ci fosse con l’aiuto allo sviluppo in Africa. Riprendemmo in seguito questo tema e Nigrizia, Mosaico di pace e Missione oggi continuano a farlo anche attraverso la ventennale campagna Banche armate.

Pur avendo fatto passi in avanti, l’Africa rimane essenzialmente un continente crocifisso, con governi ed élite spesso dediti alla predazione delle risorse e al mantenimento in ostaggio di intere popolazioni alla deriva. In questo contesto, si devono tenere ben presenti due questioni. Quella demografica: entro il 2050 la popolazione raddoppierà, 2,5 miliardi contro l’1,2 di oggi. E quella climatica: pur contribuendo in piccola parte all’emissione di gas serra, l’Africa rischia di veder aumentare le aree inabitabili a causa del riscaldamento della terra. Con 50 milioni di migranti climatici previsti nel 2050.

Ultimo, ma non da meno, dobbiamo seguire e comprendere le scelte della politica estera italiana in Africa. Dopo quello che abbiamo combinato in Libia dall’uccisione di Gheddafi ad oggi, vogliamo smascherare il vero volto di un ministero degli esteri di facciata. Che non si trova alla Farnesina. Ma nella sede dell’Eni.

Gennaio 1985
«Di fronte alla drammatica situazione alimentare dell’Africa e alla sofferenza di milioni di nostri fratelli, è quanto mai rivelatore quanto succede in Italia sul problema fame. Appare sempre più chiaro a tutti che le nostre forze politiche, più che agli affamati guardano a proprio tornaconto. Il bello poi è che tutti lo sanno, ma nessuno vuole dirlo a voce alta. (…) Altro che fame nel mondo! Forse sarebbe più opportuno chiederci a che punto è giunta la nostra fame… (dall’editoriale dei Nigrizia)