NAMIBIA, UNA NAZIONE DEFILATA – DOSSIER MARZO 2019

Un paese con un doppio baricentro: le terre dell’etnia maggioritaria ovambo a nord, e le aree del centrosud che risentono della colonizzazione tedesca e dell’influsso del Sudafrica. Senza dimenticare i gruppi etnici damara, herero, nama e le comunità meticce.

Con appena 2.600.000 abitanti, distribuiti su una superficie grande quasi tre volte quella dell’Italia, la Namibia presenta una geografia etnica e culturale particolarmente complicata, anche per la scala africana.

La bassa densità abitativa e la mancanza di grandi poli di sviluppo urbano (Windhoek, capitale politica e centro principale del paese, supera di poco i 300.000 abitanti) privano la Namibia del potente fattore di aggregazione che in altre parti del continente è offerto dalla crescita tumultuosa delle maggiori aree metropolitane.

La chiave di lettura più utile è la contrapposizione tra l’area centromeridionale, che include la capitale e i principali centri urbani, e la regione a nord al confine con l’Angola, separate l’una dall’altra dall’Etosha Pan, la grande depressione salina sede della principale riserva naturale del paese. Nel centro e nel sud sono più evidenti l’influenza del vicino Sudafrica e l’impronta della colonizzazione tedesca.

Ai gruppi meticci seminomadi di lingua afrikaans provenienti dal Capo, sostenuti da missionari inglesi e tedeschi delle Rhenish missionary society (predecessori della comunità basters di Rehoboth e delle altre comunità coloured che formano oggi il 6,5% della popolazione namibiana), si deve, nel corso dell’Ottocento, la fondazione di Windhoek e delle altre cittadine dai nomi olandesi che tuttora costellano il paese, nonché il primo sforzo di organizzazione politica della regione, che coinvolge anche…

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Nella foto cacciatori di etnia khoisan

 

Rocco Ronza è ricercatore all’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi)