Somalia: tra crisi politica, securitaria e ambientale - Nigrizia
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Nel paese lo spettro di nuova emergenza alimentare, mentre aumentano gli attacchi terroristici
Somalia: tra crisi politica, securitaria e ambientale
Un accordo dell’ultima ora ha stabilito una tabella di marcia per portare a conclusione le elezioni parlamentari entro il 25 febbraio. Ma le tensioni tra i vertici istituzionali che hanno causato lo slittamento di un anno delle votazioni, non sono per nulla sopite. E mentre a-Shabaab rialza la testa, matura l’ennesimo dramma dovuto alla siccità
19 Gennaio 2022
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi, Kenya)
Tempo di lettura 4 minuti
UNICEF-Somalia
Emergenza per la prolungata siccità in Somalia (Credit: Unicef)

Con ogni probabilità, il 2022 sarà un altro anno difficile per la Somalia. Il paese è ancora impegnato in un faticosissimo processo elettorale mentre si annuncia l’ennesima carestia e sembrano aggravarsi le condizioni di sicurezza. La crisi politica, dovuta soprattutto allo slittamento delle elezioni, fa da cornice e amplifica gli altri gravi e numerosi problemi del paese.

Il processo elettorale, che avrebbe dovuto concludersi nel febbraio dell’anno scorso, è stato a lungo bloccato per dissidi tra il presidente federale, Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, e l’opposizione, guidata da alcuni presidenti degli stati federali e dal primo ministro Mohamed Hussein Roble. Il nodo in discussione sono le modalità e le procedure della nomina dei grandi elettori, esponenti dei diversi clan, cui spetta il compito di eleggere i membri del parlamento che dovranno a loro volta scegliere il presidente.

L’impasse, che ha provocato gravi tensioni nel paese e preoccupazioni in tutta la regione, potrebbe essere stata superata con un accordo firmato il 9 gennaio scorso dal Consiglio consultivo nazionale (National Consultative Council – Ncc) presieduto dal primo ministro, che prevede il rinnovo della camera bassa (Lower House o House of the People) del parlamento nazionale entro il prossimo 25 febbraio.

L’altro ramo del parlamento, la camera alta (Upper House), era già stata eletta lo scorso novembre. Con i parlamentari finalmente al completo, si potrà procedere alla nomina del nuovo presidente.

Ma il percorso non sembra ancora così sicuro, tanto che l’ufficio dell’Onu nel paese ha caldamente invitato i leader somali a evitare ulteriori provocazioni reciproche e a focalizzarsi nella realizzazione di un processo elettorale credibile e veloce.

Il portavoce del dipartimento di stato americano, Ned Price, ha aggiunto che gli Stati Uniti prenderanno misure serie, che potrebbero prevedere anche un divieto di entrata nel paese, nei confronti di chi dovesse sabotare ancora le elezioni. Una minaccia non di poco conto, se si pensa che diversi politici somali hanno anche la cittadinanza americana. Lo stesso Farmajo ne ha goduto a lungo. Vi ha rinunciato, pare per ragioni politiche, solo nel 2019.

Diversi analisti hanno dubbi sulla possibilità di realizzare quanto previsto dall’accordo, in particolare per quanto riguarda i tempi. Secondo Omar Abdulle, professore di scienze politiche in una università di Mogadiscio, citato da Voice of America, sarà molto difficile concludere tutte le procedure necessarie all’elezione dei nuovi parlamentari in soli 45 giorni.

Inoltre, i dissidi tra il presidente e il primo ministro non sono ancora stati del tutto composti e questo non depone a favore di un percorso concordato e lineare. Infine, non è chiaro chi selezionerà i leader dei clan che eleggeranno i parlamentari. E questo potrebbe portare a ulteriori tensioni se non a veri e propri scontri, non solo verbali.

Terroristi in agguato

L’acuta tensione che caratterizza questo momento della vita del paese è aggravata da un’ondata di attentati terroristici del gruppo islamista al-Shabaab, legato ad al-Qaida, che quasi ogni giorno mietono vittime, soprattutto nella capitale, Mogadiscio. Particolarmente significativo l’attentato del 16 gennaio scorso, nel centro della città, il cui obiettivo era Mohamed Ibrahim Moalimuu, portavoce del primo ministro, che è rimasto ferito non gravemente. Due giorni dopo, nello scoppio di un’autobomba, sono morte almeno 4 persone.

Ma quelli citati non sono che gli ultimi episodi di una lunghissima catena. Secondo dati dei sevizi di intelligence, nel corso del 2021 nel paese ci sono stati più di un centinaio di attentati di al-Shabaab. La situazione è tale da costituire un serio problema per l’intera regione. Solo in Kenya, l’anno scorso, gruppi provenienti dalla Somalia hanno attaccato almeno 23 volte nelle contee di confine, Lamu, Mandera e Wajir.

Si aggrava la crisi alimentare

In questo contesto di tensioni politiche e insicurezza diffusa sta maturando l’ennesimo dramma dovuto alla siccità. Dopo tre stagioni di piogge scarsissime, in cui la produzione agricola locale è stata irrilevante, la carestia sta già mietendo le prime vittime e spingendo migliaia di persone a lasciare i villaggi per cercare aiuto nei centri urbani, andando ad ingrossare le fila, già folte, degli sfollati interni e, molto presto, dei profughi nei paesi confinanti.

Secondo gli esperti, ci sono già ora i segni di una catastrofe umanitaria che potrebbe raggiungere il picco nel mese di marzo. Se non si agirà in tempo, si potrebbero verificare situazioni simili a quelle del 2011 e del 2016, in cui morirono di fame 258mila e 45mila persone, rispettivamente.

Per affrontare una crisi alimentare di gravi proporzioni come quella che si prevede nei prossimi mesi non bastano gli sforzi della comunità internazionale. Il governo locale ha un ruolo centrale di coordinamento e facilitazione delle operazioni necessarie. Dalla sua fattiva presenza dipende la sua stessa credibilità, interna e internazionale. Ma, per ora, il governo somalo, e in genere la sua classe politica, sembra in tutt’altre faccende affaccendata.

Mappa della crisi alimentare di Fus Net, agenzia di Usaid
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