Economic Impacts of Child Marriage
Sono circa 700 milioni le minorenni indotte al matrimonio nel mondo, soprattutto in Asia meridionale e nell’Africa subsahariana. Le ripercussioni personali e sociali sono immaginabili. Ora uno studio evidenzia anche le gravi ricadutei economiche di questa pratica.

I più recenti dati dell’Unicef indicano che nel mondo circa 700 milioni di ragazze si sono sposate in età minorile rinunciando a una crescita normale, fisica e mentale; mentre ogni anno 15 milioni di matrimoni hanno per protagonista una minorenne, che in un caso su tre ha contratto matrimonio prima di compiere 15 anni. Molte di queste giovani hanno dovuto affrontare gravidanze precoci e violenze domestiche.

Gli effetti negativi che derivano dal matrimonio precoce sono molteplici e vanno dal ricevere meno istruzione scolastica, rispetto alle donne che si sposano dopo la maggiore età, fino all’elevato rischio di ripercussioni negative sulla salute e sul benessere delle spose bambine.

Questa pratica nefasta, che pone bruscamente fine all’infanzia e compromette il godimento dei diritti fondamentali di milioni di adolescenti, ha anche pesanti ricadute a livello economico, quantificate in uno studio congiunto del Centro internazionale di ricerca sulle donne (Icrw) e della Banca mondiale, pubblicato lo scorso 27 giugno.

Il report dimostra che le nozze forzate hanno un impatto finanziario profondo, che include i costi per il sistema sanitario, la perdita di potenziale umano e il protrarsi della povertà. E anche se prevale il dato che il fenomeno si sta lentamente riducendo, la crescita della popolazione mondiale determina l’aumento in molti paesi del totale delle spose bambine.

In un insieme di 25 nazioni, dove vengono contratti la maggior parte dei matrimoni precoci, è stimato che una ragazza su cinque concepisce il primo figlio prima di 18 anni. La media a livello mondiale è più bassa, ma le tendenze ricavate dalla tabella 1.1 dello studio suggeriscono che, senza decisi interventi, il tasso di matrimoni infantili rischia di rimanere invariato per il prossimo futuro.

Le stime del report Icrw-Wb rivelano che il matrimonio precoce coinvolge più di 41mila ragazze ogni giorno, soprattutto nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale, dove sono massimamente diffuse anche la mortalità materna e infantile.

Nell’Africa sub-sahariana, la media di matrimoni precoci è molto elevata con un 42% nella parte occidentale e centrale, e il 36% nella zona orientale e meridionale. Il report prende in esame la situazione nei vari paesi dell’area, citando il caso limite del Niger, dove il 76,8% delle donne si sposa prima dei 18 anni di età.

Nella graduatoria riportata nella tabella 2.2, prima del Niger, troviamo altri paesi africani quali Ciad, Mali, Guinea Conacry e Burkina Faso, che si caratterizzano per numeri molto alti di spose bambine.

Il report sottolinea l’importanza economica di porre fine al matrimonio prematuro, che se non verrà efficacemente contrastato, nel prossimo decennio avrà ricadute in negativo per miliardi di dollari sui paesi meno sviluppati e ostacolerà seriamente gli sforzi globali per sradicare la povertà, specialmente in Africa. 

Le conclusioni dello studio indicano che non è facile incidere sulla riduzione del fenomeno e che per arrivare a una soluzione sarebbe necessario limitare la crescita della popolazione mondiale, migliorare l’istruzione scolastica delle ragazze e le loro retribuzioni lavorative.

Le ragazze che si sposano giovani hanno in media più figli rispetto a quelle che ritardano il matrimonio. Per rimarcare l’importanza di arginare questo divario, il rapporto quantifica gli enormi benefici economici derivanti dalla riduzione della crescita della popolazione, prodotta dall’abolizione del matrimonio infantile.

Le stime dei benefici a livello globale (nello specifico 106 paesi) vanno da 22 miliardi di dollari nel 2015 fino ad arrivare a 566 miliardi di dollari nel 2030 (tabella 6.1). Lo studio ha inoltre calcolato che, entro il 2030, la fine del matrimonio precoce potrebbe produrre ritorni economici superiori a 90 miliardi di dollari, derivanti dalla riduzione del tasso di mortalità e dei disturbi primari dell’arresto della crescita, relativi ai bambini sotto i cinque anni.

La necessità immediata di porre fine a questa piaga non può quindi continuare a essere sottovalutata. Nel frattempo, è auspicabile che la pubblicazione del dettagliato rapporto induca i governi africani a diventare più proattivi nel porre fine all’ignobile usanza.