Lesotho
Il Lesotho ha un nuovo governo, espressione delle elezioni anticipate del 28 febbraio scorso. Ma l’irrisolta tensione tra esercito e forze di polizia rischia di compromettere la sicurezza della nazione e la durata del nuovo esecutivo.

In un clima di perdurante insicurezza si è insediato ieri il nuovo governo di Pakalitha Mosisili nella sede del parlamento a Maseru presidiata dalle forze di polizia sudafricane.

Mosisili, leader del Congresso democratico, con 47 seggi parlamentari su 120 ottenuti alle elezioni anticipate del 28 febbraio scorso, ha formato un governo di coalizione con l’appoggio di altri sei piccoli partiti, portatori collettivamente di 18 seggi. Grande sconfitto è il primo ministro uscente Thomas Thabane, che con il suo partito, la Convenzione di tutti i basotho, ha ottenuto 46 seggi, uno solo in meno rispetto al suo rivale storico Mosisili che aveva sconfitto nella precedente consultazione elettorale del 2012.

Mosisili, che è stato primo ministro dal 1998 al 2012, ha dichiarato di voler riportare il paese alla normalità dopo mesi di turbolenza a seguito del fallito colpo di stato dell’agosto 2014 che aveva costretto Thomas Thabane a rifugiarsi in Sudafrica. Attuale vice primo ministro è Mothetjoa Metsing che è stato accusato di aver causato la rottura della formazione governativa guidata da Thabane.

Molti i problemi sul tappeto da risolvere, innanzitutto la sicurezza e la pace. «Per il Lesotho è iniziato un altro periodo di incertezza, a meno che Mosisili dimostri di aver imparato dagli errori commessi dal precedente esecutivo», afferma Tsoeu Petlane, direttore del Transformation Resource Centre, think-tank della politica con sede nella capitale Maseru. Che aggiunge: «La stabilità del nuovo governo dipenderà dal modo con cui Mosisili sarà in grado di affrontare la questione della sicurezza tra l’esercito e la polizia».

Rimane infatti irrisolta la tensione tra polizia ed esercito dopo l’incidente del 30 agosto 2014 quando soldati dell’esercito regolare attaccarono i quartieri generali della polizia a Maseru, uccidendo un poliziotto. A seguito di questi eventi, la Comunità per lo sviluppo dei paesi dell’Africa australe (Sadc) guidata dal Sudafrica intervenne per evitare che il Lesotho precipitasse nel caos e impose l’esilio e la sospensione dal loro incarico il comandante delle forze armate il generale Tlali Kamoli, accusato di aver tentato il colpo di stato; il generale Maaparankoe Mahao e il commissario della polizia nazionale Khothatso Ts’ooana. Ma c’è chi critica la Sadc di non fare abbastanza per migliorare le relazioni tra polizia ed esercito i cui vertici sono fortemente politicizzati e dal grilletto facile. «La Sadc ha messo a rischio la sicurezza della nazione evitando di risolvere i problemi al fondo della tensione tra gli apparati di sicurezza: ci sono lotte tra militari e militari, tra polizia e militari, e divisioni all’interno della polizia stessa», osserva un esponente della comunità internazionale a Maseru.

Il Lesotho, completamente circondato dal Sudafrica, è uno dei paesi più poveri al mondo e la sua economia è largamene dipendente dal suo potente vicino di casa verso il quale esporta acqua ed elettricità. 

Nella foto in alto una fila davanti a un seggio, il 28 febbraio, nel villaggio di Magkhoakhoeng, poco fuori della capitale Maseru, in Lesotho. (Fonte: Siphiwe Sibeko, Reuters/Contrasto)