Sud Sudan

Secondo un rapporto pubblicato nei giorni scorsi dall’UNMISS, la missione di pace dell’Onu in Sud Sudan, la firma degli accordi di pace non ha fermato le azioni militari nella regione dell’Equatoria e in particolare nell’Equatoria Centrale.

Dallo scorso settembre, quando sono entrati in vigore gli accordi, i civili nella regione sono stati “deliberatamente” e “brutalmente” presi di mira dalle forze governative. Durante numerosi attacchi ai villaggi della regione, ci sono stati 104 morti accertati. 56mila persone hanno dovuto fuggire dalle loro zone di residenza. 20mila hanno passato il confine per mettersi al sicuro in Uganda.

Nel rapporto si legge anche che le truppe governative si sono rese colpevoli di “violenze sessuali, così come di razzie e distruzioni di case, chiese, scuole e presidi sanitari”. Inoltre, almeno 150 persone sono state prese prigioniere. Tra loro bambini e donne prese come “mogli”, meglio come schiave sessuali, da diversi comandanti o date alle truppe per stupri di gruppo.

Tutto questo rende più complicato e difficile il processo di pacificazione iniziato con la firma degli accordi.

Il rapporto dice anche che nelle altre regioni del paese gli atti di violenza da ricondurre alla guerra civile sono complessivamente diminuiti.

Un rapporto della London School of Hygiene and Tropical Medicine stima che, dallo scoppio del guerra conflitto nel dicembre 2013, ci siano stati almeno 382.900 morti. (Sudan Tribune)